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Aviaria, il nodo lavoratori. Rebus occupazione. Si cercherà una strada per la cassa in deroga

Dentro l’emergenza aviaria c’è anche quella dei dipendenti dello stabilimento di Mordano dove è stato individuato il ceppo ad alta virulenza di H7. Per loro, in tutto circa 110 persone, sono già scattati i dieci giorni di sorveglianza sanitaria.

In questo periodo un medico controllerà la sintomatologia. Per alcuni dei dipendenti — quelli impegnati nell’abbattimento delle 586.000 galline del sito — sarà attivato un corso di formazione ad hoc. Intanto, i sindacati, insieme alla Regione, stanno cominciando a studiare le soluzione per sostenere il reddito dei dipendenti.

A quanto pare, infatti, tra l’abbattimento, il fermo sanitario e il ristallo degli animali lo stabilimento di Mordano dovrebbe rimanere chiuso per almeno 40 giorni. Una mazzata, dal punto di vista economico, per i dipendenti che sono nella maggioranza dei casi «lavoratori avventizi agricoli», come spiega Ivano Gualerzi, segretario regionale della Flai Cgil. «Si tratta di lavoratori che ogni anno siglano un nulla osta che prevede un plafond di ore da occupare. Non hanno la cassa integrazione, né ordinaria né in deroga, ma solo la disoccupazione agricola». Che ovviamente viene liquidata a seconda delle giornate lavorate nell’anno precedente. «Questi lavoratori rischiano di essere cornuti e mazziati. Senza lavoro per un mese, senza sussidio e senza nemmeno la maturazione dei requisiti per l’anno successivo», prosegue Gualerzi che si sta adoperando per trovare una soluzione. Dal canto suo, la Regione ha promesso che non starà con le mani in mano. «La situazione è complicata dal punto di vista tecnico — ha affermato l’assessore regionale alle Attività produttive, Giancarlo Muzzarelli —. Ma faremo di tutto per non lasciare soli i dipendenti e assicurare loro un sostegno al reddito». Tra le ipotesi quella di assicurare l’accesso, in via eccezionale, alla cassa integrazione in deroga. «Vedremo cosa sarà possibile, ma troveremo una soluzione», ha concluso Muzzarelli.

Il Corriere di Bologna – 23 agosto 2013 

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