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Aviaria. L’emergenza H5N8 a Porto Viro, il ruolo dei servizi veterinari dell’Ulss 19 a tutela della salute animale e umana

tacchini-2E’ un lunedì mattina. Mancano dieci giorni a Natale, il periodo di massimo consumo per i prodotti avicoli. La telefonata ai Servizi Veterinari dell’Ulss 19 di Adria è di quelle che destano preoccupazione anche in condizioni normali, figurarsi a un mese dalla comparsa in Europa di un nuovo sottotipo di virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità.  In un allevamento di tacchini di Porto Viro, cinque capannoni, una capacità di 36mila capi, impianto che è stato autorizzato solo nel giugno scorso, è in corso una moria anomala di tacchini. I primi capi morti sono stati trovati nella giornata di sabato, ma poi il fenomeno si è aggravato. Ai veterinari dell’azienda sanitaria adriese bastano i primi pochi dati riferiti per decidere di muoversi immediatamente. Tra l’altro l’allerta in quel momento è massimo: dall’inizio del mese di novembre 2014 sono stati confermati alcuni focolai di influenza aviaria del ceppo H5N8 che stanno già interessando Germania, Regno Unito, Olanda.

La corsa immediata in allevamento rivela una situazione gravissima: già centinaia di animali sono morti. E altri continuano a cadere al suolo come fulminati. Non c’è tempo da perdere. Effettuati i prelievi i campioni vengono subito portati al laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro, centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria.

foto aviaria 2 ridotta“Ci aveva colpito la virulenza dell’infezione e ci siamo resi conto che dovevamo avere i risultati delle analisi il prima possibile – spiegano i responsabili dei Servizi sanità Animale e Igiene delle Produzioni Zootecniche dell’Ulss 19, Pierluigi Randon e Mario Marzolla -. Quello stesso pomeriggio arrivò la conferma della presenza del virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità tipo A, sottotipo H5N8, nell’allevamento. Si trattava del primo caso in Italia. Procedemmo subito al sequestro cautelativo dell’allevamento. Il giorno seguente veniva notificata al titolare l’ordinanza del sindaco che disponeva l’abbattimento e lo smaltimento. E successivamente quella  della Regione Veneto, la numero 182 del 16 dicembre, “che provvedeva ad adottare tutte le misure di contenimento previste dalla normativa, compresa la definizione delle relative zone di restrizione” a tutti gli allevatori di avicoli della Ulss.

Sulle spalle dei Servizi Veterinari pubblici la responsabilità di circoscrivere quel focolaio. Quando si parla di influenza aviaria ad altra patogenicità occorre ricordare che la posta in gioco per la salute pubblica è altissima. Dal 1997 è stato dimostrato infatti come possibile il passaggio di virus influenzali aviari (stipiti H5, H7, H9) dai volatili direttamente all’uomo.

Nello specifico il virus del sottotipo H5N8 è un virus della influenza aviaria ad alta patogenicità per il pollame domestico, come tacchini e polli. Ad oggi, non è stata segnalata la trasmissione di questo virus H5N8 all’uomo. Sebbene parente del virus H5N1, il virus H5N8 presenta una combinazione di geni differente che lo rendono distinguibile da quest’ultimo. Tra il 2013 e il 2014 il virus H5N8 è stato identificato quale causa di infezione in uccelli domestici e selvatici in alcuni Paesi dell’Asia Orientale, quali Corea del Sud, Cina e Giappone, ma fino al novembre scorso non era mai stato identificato al di fuori di questa area. Tra novembre e dicembre 2014 il virus è stato rinvenuto sporadicamente in uccelli domestici e selvatici per la prima volta in Nord Europa (Germania, Olanda, Gran Bretagna). Il suo arrivo in Europa si pensa essere collegato alle migrazioni degli uccelli selvatici. E la comparsa in Italia è proprio qui, nella zona del Delta del Po.

foto aviaria 6 ridottaQuindi è un virus “nuovo” quello che i veterinari dell’Ulss 19 si trovano ad affrontare in un periodo difficilissimo come è quello delle festività natalizie. Gli allevamenti e gli stabilimenti di macellazione lavorano a pieno ritmo e le misure di contenimento e sorveglianza vanno a impattare con organici già ridotti all’osso e una mole di attività straordinaria.

“L’ordinanza regionale del 16 dicembre e la nota ministeriale del 22 dicembre – spiegano Randon e Marzolla –  istituivano misure restrittive, una zona di protezione per il comune di Porto Viro e una zona di sorveglianza per tutti gli altri comuni del territorio dell’Ulss 19. Nel comune di Porto Viro sono presenti otto allevamenti industriali e due svezzatori. Nel resto dell’Ulss ci sono 18 allevamenti industriali, due svezzatori e un allevamento di selvaggina. Il totale dei capi avicoli per ciclo produttivo nel nostro territorio ammonta a circa tre milioni di capi. All’inizio dell’emergenza erano presenti negli allevamenti del Delta circa 2,6 milioni di capi”.

Inizia un lavoro durissimo per i veterinari dell’Ulss adriese, che intervengono anche di notte e nei giorni festivi. Dieci-undici ore di lavoro al giorno in tutto il territorio, corse all’IzsVe a Legnaro o a Verona per conferire i campioni. Uno dei veterinari sovrintende alle operazioni di smaltimento e disinfezione dell’allevamento infetto (da lì non potrà più muoversi), gli altri tre iniziano l’attività di controllo in tutta la zona di protezione e sorveglianza. Si lotta contro il tempo. Nella struttura di Porto Viro erano presenti 32mila tacchini. Nelle operazioni di abbattimento il personale veterinario si rende conto che il virus ha già colpito e ucciso larga parte degli animali. L’abbattimento e lo smaltimento degli animali viene effettuato in quattro giorni e mezzo. Rimane lo smaltimento della pollina e la disinfezione preliminare. Operazioni che terminano il 17 gennaio 2015.

foto aviaria 1 ridottaLe attività continuano nel resto del territorio dell’Ulss. Ben presto le tute protettive (di cui pure il servizio veterinario aveva una buona scorta) scarseggiano e i magazzini sono chiusi per le imminenti festività come pure le aziende che potrebbero collaborare allo smaltimento della pollina. L’azienda sanitaria si organizza e riesce ad avere una fornitura immediata di materiale per i prelievi (tamponi, occhiali, mascherine, tute monouso). Dove non si arriva con le nuove forniture vengono utilizzate le attrezzature già presenti in ospedale, persino le tute in dotazione per l’Ebola.

“Nelle zone di protezione e sorveglianza –  raccontano i due dirigenti – andavano censite tutte le aziende agricole e gli animali presenti. Occorreva compiere un sopralluogo e la visita clinica in tutti gli allevamenti avicoli, effettuando dieci campioni tracheali per capannone per allevamento ogni settimana, più dieci campioni tracheali, sempre per capannone per allevamento, 24 ore prima della macellazione con visita clinica. Inoltre abbiamo eseguito un piano di monitoraggio degli avicoli selvatici nelle valli. Controllando venti strutture e per ognuna effettuando dieci tamponi”.

Alla fine i servizi veterinari adriesi hanno effettuato in totale oltre 2mila campioni e tutti sono risultati negativi.  Ad oggi l’ipotesi più accreditata è che il contagio sia avvenuto attraverso un uccello selvatico “di passaggio”. Nessuno dei selvatici  presenti nel Delta del Po è risultato positivo.

Ancora una volta la veterinaria pubblica è riuscita a fronteggiare in modo tempestivo la comparsa di focolai del virus dell’influenza aviaria. E questo è stato possibile grazie all’attuazione di specifici piani di monitoraggio e controllo, che includono sopralluoghi e misure preventive con l’intensificazione della rete dei controlli in azienda e in macello, applicando rigide misure di biosicurezza.

foto aviaria 4 ridotta“A trenta giorni dal termine delle  operazioni di disinfezione nell’azienda colpita, il 16 febbraio, l’ordinanza regionale del 16 dicembre ha cessato i suoi effetti – osservano Marzolla e Randon -. Ora possiamo dire che le attività di questi mesi hanno rappresentato un ottimo banco di prova per la gestione delle emergenze sanitarie. Come ormai sappiamo bene le zoonosi dagli animali possono potenzialmente passare all’uomo. Il sottotipo H5N8 di virus dell’aviaria ad alta patogenicità è arrivato solo in novembre in Europa. Il focolaio di Porto Viro, che i servizi veterinari dell’Ulss 19 hanno circoscritto, è stato il primo caso in assoluto in Italia. Un’esperienza importante quindi che ci ha permesso di rilevare criticità e di affinare metodologie e strategie di contrasto”.

E aggiungono: “I risultati ottenuti non sarebbero stati possibili senza i contatti continui tra Servizio Veterinario della Regione Veneto, Crev e Ministero della Salute che hanno permesso una gestione efficace dell’emergenza. Fondamentali, da questo punto di vista, il supporto costante e la piena disponibilità, in ogni fase delle operazioni, dell’azienda sanitaria adriese. Sono stati decisivi inoltre l’appoggio e la collaborazione delle forze dell’ordine – Polizia locale, Carabinieri, Polizia di Stato – che i Servizi veterinari di Adria ringraziano sentitamente”.

hanno collaborato Pierluigi Randon e Mario Marzolla, Ulss 19 di Adria

Adria, 11 maggio 2015

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