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Banche, tornano gli interessi sugli interessi, scoppia il caso. Nel decreto sulla competitività il calcolo oltre un anno. Boccia: via gli errori

Il caso lo solleva a metà pomeriggio Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: «La banche ringraziano Renzi per il nuovo regalo: nel decreto legge per il rilancio delle imprese infilano l’anatocismo. Gli italiani pagheranno gli interessi sugli interessi». A sera gli replica Francesco Boccia, del Pd: «Nessuna allarmismo, Matteo Renzi non c’entra. Modificheremo eventuali errori in Parlamento e poi l’anatocismo è stato abolito grazie al Pd e alla mia proposta di legge». Ma cos’è questo anatocismo?

Il fatto di pagare gli interessi non solo sulla somma originaria ma anche sugli interessi calcolati nel corso del tempo. Applicato a chi ha il conto in rosso, ha portato ad una montagna di cause ta consumatori e banche. E, almeno nelle intenzioni, era stato vietato con l’ultima legge di Stabilità, quella fatta approvare sotto Natale dal governo Letta. Ma adesso rispunta fuori, regolamentato dal decreto legge sulla competitività, quello appena firmato dal Capo dello Stato.

Un divieto poco chiaro

Dice l’articolo 31 di quel testo che il Comitato per il credito e il risparmio «stabilisce modalità e criteri per la produzione, con periodicità non inferiore ad un anno, di interessi sugli interessi». Con questa norma gli interessi sugli interessi andrebbero calcolati di anno in anno e non più di tre mesi in tre mesi come avveniva in passato. Il meccanismo, dunque, avrebbe un impatto meno forte ma ci sarebbe comunque. In realtà il divieto previsto a dicembre dalla Legge di Stabilità, con un emendamento approvato all’unanimità e nato da un disegno di legge firmato oltre che da Boccia anche dai futuri ministri Marianna Madia e Maria Elena Boschi, non era così chiaro. Non aboliva l’anatocismo – dicono al ministero dell’Economia – e per questo serviva una norma che facesse chiarezza. Che la vecchia norma non fosse chiara è vero. Tanto che in sei mesi lo stesso Comitato per il credito e il risparmio non ha emanato i criteri che avrebbe dovuto fissare. «Ma in alcuni casi, come per la sesta sezione del tribunale di Milano, – spiega l’avvocato Marcello Pistilli, esperto in diritto bancario – è prevalso l’orientamento a interpretare quella norma come un divieto assoluto di anatocismo, anche nella forma delle periodicità di un anno che qui viene ripresentata». Il decreto adesso arriva in Parlamento. E ci sarà materia di discussione.

Il Corriere della Sera – 28 giugno 2014 

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