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Battiston “Qualcosa è cambiato Ora i contagi non calano più. Sembra di rivedere quanto accaduto nel Regno Unito, dove il virus mutato ha fatto risalire la curva”

«La discesa dei contagi si è fermata, è successo qualcosa che ha arrestato il calo delle nuove infezioni da Covid. Lo dice la matematica del virus». Roberto Battiston, professore all’Università di Trento, da mesi analizza l’andamento della pandemia in Italia con metodi di analisi come quelli usati in fisica fondamentale e in astrofisica. E oggi, se non un allarme, lancia un segnale che richiede l’attenzione delle autorità sanitarie.
Cosa dicono i suoi numeri, professor Battiston?
«Che per la prima volta da tre mesi la discesa dei nuovi infetti si è arrestata. Per dodici settimane consecutive avevamo assistito a una discesa costante e inesorabile. La settimana che si è conclusa sabato, invece, ha fatto registrare una quantità di nuovi infetti sostanzialmente uguale alla settimana precedente».
Quali sono le cifre che l’hanno colpita?
«Ho considerato i nuovi infetti giornalieri e li ho sommati settimana per settimana: quattro settimane fa questo numero valeva 14.604, quella successiva 11.450, quella ancora dopo 7.700, poi si è scesi ancora a 5.581. Ma negli ultimi giorni è arrivato lo stop: nell’ultima settimana presa in considerazione i nuovi infetti sono stati 5.234, appena 350 in meno rispetto ai sette giorni precedenti, mentre gli scalini precedenti erano ben più alti con salti verso il basso di migliaia di unità. È una novità che si coglie bene se si usano quegli strumenti della matematica che ci permettono di fare proiezioni sul futuro basandosi sull’andamento del passato. Se si traccia su un opportuno grafico l’andamento dei nuovi casi giornalieri basato sugli andamenti delle settimane precedenti, si vede che i dati reali per molte settimane si dispongono sulla curva così come previsto dal modello matematico.
Ma poi nei giorni scorsi se ne sono discostati bruscamente».
E questo significa secondo lei?
«Che è intervenuto qualcosa a bloccare il calo innescato dalla campagna vaccinale».
La variante Delta?
«Dal mio punto di vista è possibile e anche probabile. È vero che ci sono state le riaperture e che ci sono meno limitazioni all’aperto, ma continuiamo a indossare la mascherina al chiuso e prosegue la campagna di vaccinazione. L’unica vera novità è la diffusione anche nel nostro Paese della variante Delta, a quanto pare più insidiosa dell’ Alfa della seconda ondata. D’altra parte il tracciamento genetico del virus ci ha già detto che in Italia la presenza della Delta si è decuplicata in un mese. Ora sembra che questa diffusione cominci ad essere visibile anche nel numero di nuovi infetti».
Ma lo stop che lei osserva non potrebbe essere determinato da altri fattori, per esempio da un errore nell’acquisizione dei dati relativi ai nuovi infetti? Nel corso della pandemia è capitato spesso…
«In questa fase i nuovi infetti giornalieri sono il parametro più affidabile, che aveva finora mostrato un calo inesorabile. Nella settimana di metà marzo in nuovi infetti erano 154mila, la settimana che si è appena conclusa ne ha fatti registrare appunto 5.234, 30 volte meno. Il problema però è che ora una simile caduta in picchiata si è arrestata.
Sembra ripetersi da noi quello che è già accaduto nel Regno Unito: anche lì la campagna vaccinale ha portato alla discesa dei nuovi infetti giornalieri, che si sono attestati sui 2.000 al giorno (da noi oggi sono circa 750 in media) per alcune settimane consecutive. Poi ha preso il sopravvento la variante Delta e i numeri hanno ripreso a salire».
Succederà anche da noi?
«Al momento i numeri mostrano molto probabilmente una fermata della discesa. La seconda ondata si è esaurita, ma è troppo presto per dire se la terza è in incubazione. Certo è un segnale cui va prestata grande attenzione».
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