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Beagle, la protesta continua «Tosi? Ci porti lui a Bruxelles»

Rettore e Fiordaliso, popstar animaliste davanti all’azienda. «Andare a manifestare a Bruxelles? Se il sindaco Tosi è disposto ad accompagnarci, partiamo oggi stesso». Gli animalisti che da settimane presidiano i cancelli del centro di ricerca Aptuit (ex Glaxo) di via Fleming, rispediscono ai mittenti gli inviti ricevuti.

«Vogliamo la liberazione dei 32 beagle, ma non ci basterà: chiediamo che non si torturino mai più gli animali in nome di un presunto progresso scientifico – hanno detto ieri, durante l’ennesima giornata di presidio -. E che si incentivino i metodi di sperimentazione alternativa, quelli che non prevedono la vivisezione». Il sindaco Flavio Tosi e il presidente di Confindustria Verona, Andrea Bolla, lunedì sera erano stati al centro di ricerca per incontrare il responsabile di Aptuit Mark Hembarsky, che si era detto preoccupato per il clima creato attorno all’azienda. «Sono preoccupati per i loro dipendenti, circa 400 persone con famiglie che da giorni vengono offesi e in alcuni casi minacciati» aveva detto il sindaco, prima di invitare i manifestanti a rivolgere altrove la loro protesta («Se qualcuno vuole proprio manifestare, non è questa la sede adatta, perché l’unico effetto è danneggiare questo sito produttivo. La sede giusta sono i palazzi della politica, vengano piuttosto in piazza Bra».)

Un invito colto alla lettera da Fabio, attivista dell’associazione Freccia 45 e leader della protesta. «Venerdì pomeriggio saremo in piazza Bra dalle 15 alle 19. Se poi il sindaco è disposto ad accompagnarci a Bruxelles per dar voce alle nostre istanze in sede europea, siamo pronti a partire immediatamente». Per quel che riguarda le presunte minacce rivolte ai dipendenti del centro, i manifestanti si difendono: «Siamo qui ormai da cinque settimane e le forze dell’ordine hanno sempre monitorato la situazione: se mai avessimo trasgredito la legge, non ci avrebbero certo concesso di rimanere così a lungo». E rispondono anche al presidente Bolla, rassicurandolo sul futuro del centro: «Noi non vogliamo la sua chiusura, non chiediamo che i dipendenti rimangano senza lavoro. Vogliamo che qui non si faccia più ricorso alla tortura. Chiediamo che questi ricercatori si dedichino ai metodi alternativi, senza più sofferenza per i nostri amici a quattro zampe». E a dar vigore alla loro protesta, ieri, sono arrivate due testimonial d’eccezione, animaliste convinte: Donatella Rettore e Fiordaliso. Biondissima, con il suo «Orso» (un border collie) al guinzaglio, la cantante di Castelfranco Veneto ha subito messo in chiaro le sue idee: «Una città civile come Verona non può tollerare che si compiano tali crimini all’ombra dell’Arena. Mia madre è di Isola della Scala e come cittadina veronese mi vergogno. Va cambiata immediatamente la legge per imporre uno stop immediato alla vivisezione». Agguerritissima anche Fiordaliso, arrivata in auto da Piacenza insieme al suo inseparabile Jo, un chihuahua: «Ma è possibile che nel 2013 stiamo ancora parlando di tortura? – ha detto -. Io mi chiedo che senso abbia sperimentare sugli animali per farmaci destinati all’uomo. Sono convinta che una ricerca simile serva a gran poco. Occorre fare tantissima informazione, perché la gente, io per prima, conosce poco quello che avviene in questi laboratori».

Enrico Presazzi – Corriere del Veneto – 17 aprile 2013

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