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Belluno e Rovigo, addio alle prefetture. Saranno assorbite da Treviso e Padova. Il Viminale rende noto il decreto che riduce gli uffici del governo da 103 a 80

Belluno con Treviso, Rovigo con Padova. Il ministero dell’Interno ha ufficializzato ieri la bozza del decreto che, nell’ambito della riforma Madia della pubblica amministrazione, taglia 23 prefetture, riducendo gli Uffici territoriali del governo dagli attuali 103 a 80. Per il Veneto la novità riguarda per l’appunto le prefetture di Rovigo e Belluno, destinate alla soppressione e al successivo all’accorpamento con Padova e con Treviso, entro il 31 dicembre 2016.

Nonostante se ne parli da anni (a queste latitudini la Lega ne ha fatto un cavallo di battaglia), la cancellazione delle due prefetture scatena numerosi interrogativi, sia sul fronte occupazionale, perché sono forti i timori di un nuovo pasticcio in stile Province, sia sul fronte dei servizi, in un momento delicato come quello della gestione dell’emergenza profughi. Proprio da quest’ultimo prendono le mosse le critiche di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa, che hanno già proclamato uno sciopero per martedì 22 settembre: «In un momento di massima emergenza in materia di gestione dell’immigrazione e della sicurezza, il governo pensa di chiudere 23 prefetture – si legge in una nota congiunta del sindacato -. Un provvedimento sbagliato e intempestivo, un arretramento inaccettabile dello Stato dal territorio, che rischia di lasciare nel caos cittadini e lavoratori».

D’accordo Daniele Giordano, segretario regionale della Fp-Cgil: «Non è chiaro quale sia l’obiettivo finale del governo. Siamo solo di fronte ad un’operazione d’immagine, che a conti fatti lascerà tutto invariato con l’eccezione che invece di due prefetti ne avremo uno soltanto, oppure è un’effettiva razionalizzazione? E in questo caso, che ne sarà del personale oggi in servizio a Belluno e a Rovigo (un centinaio di persone complessivamente, ndr .)? Come ne risentiranno i servizi?». Domande che negli ultimi tempi si ripropongono con insistenza (si diceva delle Province, ma si pensi anche alla fusione della Camera di commercio di Rovigo con Venezia; a proposito: su che base si decide di andare ora con l’uno, ora con l’altro capoluogo?), rilanciate anche da Antonio Giannelli, vice presidente dell’Associazione sindacale dei funzionari prefettizi: «Sia chiaro, a noi sta bene la razionalizzazione, non è che vogliamo difendere questo o quel posto, e ci guardiamo bene dall’entrare nel merito delle scelte del governo circa le sedi da accorpare. Ci preoccupa però lo stato di incertezza che si potrebbe venire a creare di qui alla fine del 2016 e che ne possano risentire i servizi svolti nell’interesse dei cittadini. Si parla, ad esempio, del mantenimento di sportelli sul territorio: con quanto personale? Con quali funzioni?».

Scontato il no comment dei due funzionari coinvolti, Francesco Provolo a Rovigo e il vice vicario Carlo De Rogatis a Belluno, mentre il sindaco di capoluogo dolomitico Jacopo Massaro ha invece da ridire eccome sui criteri di scelta del Viminale: «Non sono un conservatore ma le riforme devono avere una logica a livello territoriale. Accorpare Belluno con Treviso significa non aver tenuto conto delle specificità, sarebbe stato più opportuno riferirsi al contesto della montagna veneta e quindi, per quel che ci riguarda, avrebbe avuto più senso un accorpamento con Vicenza». Tant’è, il sindaco di Treviso Giovanni Manildo accoglie ugualmente di buon grado la futura convivenza sotto lo stesso tetto perché, spiega, «va nell’ottica di una maggiore efficienza dell’amministrazione, una semplificazione e una razionalizzazione delle risorse che possono così essere meglio impiegate per i cittadini». Manildo rassicura tutti: «Sono certo che i dipendenti saranno salvaguardati. La prefettura di Treviso è da tempo sotto organico, ci sarà bisogno di tutti i dipendenti provenienti da Belluno».

Come Massaro a Belluno, si dice perplesso anche il vice sindaco di Rovigo Ezio Conchi, che ricorda come negli ultimi tempi, per ragioni diverse, Rovigo abbia perso la Provincia, la Confindustria, la Camera di commercio: «Stanno svuotando il Polesine che, ricordo, è una provincia grandissima, va da Melara a Rosolina. Non resta che spostino il tribunale a Verona e il Comune a Treviso… Non so che logica ci sia dietro queste decisioni, cosa lo Stato pensi di risparmiare, ammesso che un risparmio ci sia». Anche in questo caso, è il sindaco «accogliente» a mostrarsi più determinato (peraltro con un’inedita liaison Lega-Pd): «La Lega è sempre stata favorevole all’abolizione delle prefetture – dice infatti Massimo Bitonci da Padova – semmai il governo doveva osare di più».

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 11 settembre 2015

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