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Belluno. Lattebusche, 60 anni al top e un futuro votato all’export Il direttore Bortoli: «Nel 1954 partimmo tra la diffidenza»

Qualità, marchi Dop (Denominazione di origine protetta) ed export per aggirare le difficoltà e proseguire con un modello aziendale di successo: Lattebusche festeggia i primi 60 anni di attività con un occhio al passato e uno al futuro.

Ieri mattina, nel tendone del campo sportivo di Cesiomaggiore, attrezzato con tanto di «blue carpet» fino al palco (per richiamare i colori sociali), sono arrivati ospiti di livello come il governatore del Veneto Luca Zaia, il viceministro dell’Agricoltura Andrea Olivero, il direttore del «Corriere della Sera» Ferruccio de Bortoli (la cui famiglia è originaria proprio di Cesiomaggiore).

Tutti lì, per celebrare 60 anni di sfide, successi, lavoro e ogni tanto anche difficoltà. Dal 1954 a oggi, molte cose sono cambiate: i soci sono più che decuplicati (da 36 a 380) e il mercato di riferimento si è ampliato a dismisura (dal Feltrino a oltre 50 Paesi sparsi in tutto il mondo), ma alcuni problemi rimangono di grande attualità.

Per esempio, la diffidenza delle piccole latterie nei confronti delle fusioni aziendali. O la paura di fare il passo più lungo della gamba. «Quand’ero più giovane – ha raccontato il direttore generale Antonio Bortoli, dal ’74 al timone dell’azienda casearia – ho girato molte latterie per chiedere collaborazione. Ai tempi, in provincia di Belluno ce n’erano più di 300. Ho ricevuto quasi solo risposte negative e, in alcuni casi, anche male parole: ci chiamavano “la latteria dei siori”, ci vedevano con sospetto e temevano di sparire. Nel 1988, invece, ricordo che fu molto difficile spiegare il valore della pubblicità ai soci, spaventati di fronte alla prospettiva dell’apertura al mercato fuori provincia».

Oggi alcuni prodotti – principalmente i formaggi Piave, Montasio, Asiago e Grana Padano, ovvero i 4 formaggi Dop – arrivano anche in Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, il Cile, il Giappone e persino Libia ed Egitto.

La crisi economica, però, induce a una grandissima prudenza. L’embargo russo ai prodotti europei ha chiuso un canale importante. «La crisi, in questa azienda, si è sempre trasformata in un’opportunità – ha commentato il governatore Zaia – Questa è la storia di chi lavora, fatica, tace, ma alla fine fa. Ora però il governo deve creare una tutela: nei supermercati, un litro di latte su due è straniero, dobbiamo chiedere all’Europa che il consumatore sia sempre informato e consapevole della provenienza per difendere la qualità sul territorio».

Ieri mattina spazio anche per l’amarcord. Come quello di Ferruccio de Bortoli, che nei dintorni di Cesiomaggiore, da dove veniva la sua famiglia approdata a Milano, ha trascorso diverse estati della sua gioventù. «Oggi ho rivisto il primo timbro di Lattebusche – ha commentato il direttore del “Corriere della Sera” – Forse non era igienicamente perfetto, ma mi riporta ai sapori e ai ricordi di tempi che non ci sono più. Mi alzavo anch’io presto per portare il latte alla latteria di Calliol (sempre a Cesiomaggiore, ndr ). Mia nonna aveva una vacca sola, che poi morì. Mi ricordo cosa comportasse per lei la morte di una bestia che ai tempi poteva garantire uno spiraglio di futuro».

Andrea Zucco – Corriere del Veneto – 10 settembre 2014 

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