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Belluno. Vermi nella peperonata: choc casa di riposo. Zaia furibondo

Gli sgraditi ospiti sono stati trovati nel piatto di un anziano di villa Gradenigo. L’amministratore: «Colpa dei nostri fornitori»

BELLUNO – «Il pasto avariato in casa di riposo a Belluno? Un episodio che non deve più ripetersi». Luca Zaia bacchetta senza mezze misure la Sersa, società che gestisce la villa di soggiorno Bizio Gradenigo: nei giorni scorsi, infatti, la struttura che ospita gli anziani è stata teatro di uno spiacevolissimo incidente. Sì, perché un ospite ha trovato dei vermi nella sua peperonata.

E il Governatore veneto, appena appresa la notizia, è andato su tutte le furie: «Un episodio così sgradevole deve essere stigmatizzato affinché non si ripeta più. Non solo in quella struttura, ma anche in tutte le altre della nostra regione. Sono consapevole che va messa in conto la possibilità dell’errore umano, ma nell’erogazione di servizi è richiesta una particolare cura e attenzione, soprattutto quando i fruitori sono i soggetti più a rischio come gli anziani. È necessario che le regole siano rispettate e che ogni gestore si assuma fino in fondo le sue responsabilità».

Parole che chiamano prepotentemente in causa l’amministratore unico della società partecipata tra Comune di Belluno e Uls, Maurizio Busatta. Il quale replica a tono al presidente della Regione: «Sia ben chiaro che le vittime siamo noi. Sì, siamo noi ad aver subìto un danno da parte del fornitore che ha “insacchettato” un verme nella confezione di peperoni. Leggendo le dichiarazioni di Zaia, mi vien da pensare che qualcuno gli abbia riferito la questione in termini sbagliati. E poi, con tutti i problemi che ci sono nel Veneto, non aveva proprio altre notizie da commentare? Vero, l’episodio non deve più accadere: è giusto, ma anche ovvio».

Insomma, Busatta fatica a digerire la nota del presidente veneto. E torna sul piatto incriminato: «Prevenire un incidente di questo tipo era impossibile. Un verme non è un topo e, per individuarlo, bisogna utilizzare il microscopio. Per questo, non me la sento assolutamente di colpevolizzare i cuochi: anche perché non si tratta di una partita avariata, ma di un’unica confezione. Su 200 piatti, solo un pasto ha presentato lo spiacevole problema. Ribadisco, la colpa è di chi ha fornito il prodotto».

Gazzettino – 8 giugno 2013

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