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Benessere animale. Uova, la stretta della Ue sugli allevamenti raddoppia l’import. Squilibri produttivi e tensione sui prezzi

uova 1Per Unaitalia le norme Ue sul benessere delle galline ovaiole hanno alimentato tensioni sui prezzi e incertezza sulla produzione. Rallenta la produzione di uova made in Italy (–2%) mentre l’import accelera bruscamente con una crescita del 108%. Un vero e proprio boom degli acquisti dall’estero nel 2013 che tuttavia non scalfisce il primato dell’avicoltura che ancora riesce a soddisfare per intero il fabbisogno interno. «L’impegno del settore avicolo – spiega Ruggero Moretti, presidente del comitato uova da consumo di Unaitalia – è testimoniato dagli enormi sforzi fatti per raggiungere un livello qualitativo d’eccellenza, anche rispettando i vincoli europei in tema di benessere. Non ultimo il lungo percorso che ha portato all’introduzione delle gabbie “arricchite” e degli allevamenti a terra, che garantiscono benessere alle nostre galline e, con esso, un prodotto migliore e più etico per i nostri consumatori».

Ed è proprio l’iter di adeguamento degli allevamenti alle più stringenti norme europee il motivo alla base dell’impennata delle importazioni. Le nuove norme, scattate il 1?gennaio del 2012, sono state recepite da tutti i partner solamente da pochi mesi creando squilibri sulla produzione e tensione sui prezzi. «Un insieme di fattori – spiega il direttore di UnaItalia, Lara Sanfrancesco – che ha accresciuto l’incertezza delle imprese che hanno preferito approvvigionarsi piuttosto che rimanere senza materia prima. L’incertezza, inoltre, è stata acuita dalla nuova ondata di aviaria lo scorso agosto che ha avuto un impatto devastante sulla filiera». Il boom dell’import, dunque, sarebbe un fenomeno passeggero, secondo UnaItalia, dal momento che in Italia si continuano a produrre oltre 12 miliardi di uova con un consumo procapite stabile a quota 206 uova. I due terzi della produzione sono destinati alle famiglie mentre l’industria e l’artigianato assorbono circa 4,3 miliardi di uova (34% circa delle quantità disponibili), di cui il 76% «pastorizzate» e il 24% in guscio. In totale, il consumo di uova attraverso pasta, dolci e preparazioni alimentari varie è stato di 71 uova per abitante.

Intanto il Corpo forestale dello Stato sta intensificando i controlli per scoprire eventuali illeciti nell’import di ovoprodotti. L’ultimo è stato scoperto a Bari con il sequestro di uova provenienti dall’estero e illegalmente etichettate. «Iniziative come questa – commenta Moretti – aiutano il mercato delle uova ad affrontare meglio la crisi e ad eliminare dagli scaffali prodotti non tracciati. Speriamo che questi controlli siano i primi di una lunga serie, per dare ragione e supporto a un settore, quello italiano delle uova, che da anni lavora a favore di una produzione sana e trasparente, per garantire ai consumatori il miglior prodotto possibile». Un percorso rafforzato, tra l’altro, dall’etichetta obbligatoria con l’indicazione su ogni uovo del tipo di allevamento (gabbia, terra, all’aperto), il paese di origine, provincia, comune e allevamento in cui è stato prodotto.

Il Sole 24 ore – 8 marzo 2014 

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