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Berti si gode il terzo posto. «E ora tre proposte a Zaia». Il grillino apre al leghista sul nodo vitalizi, reddito di cittadinanza e anticorruzione

«Settemilasettecento preferenze». Scandisce il numero con una lentezza un po’ vanitosa. Ma ha ragione: sono tanti i voti personali che si porta a casa Jacopo Berti in queste regionali. È partito di prima mattina, ieri, per Roma, dove ha tenuto una conferenza stampa con gli altri eletti a cinque stelle. Intanto in Veneto era in corso lo spoglio delle ultime schede.

La mattinata, e poi il pomeriggio, sono rimasti come sospesi: scrutinate 4.740 sezioni su 4.742, quasi tutte, manca una sezione a San Martino di Lupari e una a Venezia. Berti è a quota 262.613 voti, Flavio Tosi resta indietro, in quarta posizione, a 262.407. Duecentocinquanta voti su oltre due milioni espressi, un diaframma, una quota infinitesimale. Eppure in quei duecento voti ci sono alcuni simboli, o meglio, un crinale di reputazione: se confermato, il primato su Tosi di Berti ne fa il vero terzo incomodo della sfida elettorale, il ragazzo che ha battuto sul filo di lana niente meno che il veterano, sindaco di Verona da otto anni, politico scaltro e temuto. Se arrivano i dati delle tre sezioni rimanenti, e se saranno sufficienti a rompere il diaframma dei duecento voti, allora il candidato del Movimento Cinque Stelle finisce quarto, e cambia tutto: Berti diventa il grillino meno votato d’Italia in queste regionali, il ragazzo che fa seguire il Veneto, col suo undici per cento, alla lista dei successi dei Cinque Stelle in Liguria (24,8%), Marche (21,8), Puglia (18,4), Campania (17,6), Toscana (15,1), Umbria (14,3). Per uno che solo due anni fa si occupava ancora a tempo pieno della sua società di commercio e vendita online («servizi per le imprese, ci definiamo digital enabler, mettiamo le aziende in condizioni di operare nelle nuove tecnologie») la differenza è tanta.

«Ma io sarei soddisfatto lo stesso. Nessuna altra regione ha avuto un candidato governatore che ha preso più del cinquanta per cento, come il Veneto. In nessuna altra regione i candidati M5S si sono dovuti confrontare con un politico nazionale come Tosi». Tuttavia, forse la sfida più grande, per Berti, era quella per un posto nel consiglio regionale. Ce la farò? Si era chiesto domenica sera: «È successo in Friuli, il nostro era il candidato governatore e non è neanche entrato in consiglio. Sai che grossa tranvata…», aveva detto, col consueto lessico un po’ adolescenziale. Invece, con lo spoglio arrivano anche le oltre 7mila preferenze personali, il primo nel padovano, un bel risultato, superiore a quello di rodati signori della politica locale come Roberto Marcato e Piero Ruzzante. Intanto il tempo passa, il dato regionale resta inchiodato allo snervante testa a testa con Tosi. Ma Berti pensa già placidamente ai prossimi mesi in consiglio regionale. Zaia in conferenza stampa ha aperto a un dialogo con i Cinque Stelle. «Anche noi vogliamo parlare con lui», conferma il neoeletto consigliere. E che ci sia un margine di trattativa tra questi due animali così diversi è oggettivo: Zaia è pur sempre uno degli amministratori veneti usciti illibati a livello personale dallo scandalo Mose, è «pulito» agli occhi giustizialisti grillini.

«Abbiamo in mente tre proposte, sulle quali ho già detto a Zaia che la trattativa non può essere al ribasso: reddito di cittadinanza, abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali per un risparmio di 65 milioni di Euro in cinque anni, e la costituzione di un’agenzia veneta anticorruzione. Perché il Pd ha perso? Semplice. Invece che dei problemi delle persone hanno parlato solo di slide, grafici e diapositive». Sul tavolo della cucina c’è ancora la bottiglia di birra che si è bevuto il giorno prima. Birra Moretti.

Il Corriere del Veneto – 2 giugno 2015

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