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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Bitonci: «Accordo politico per il nuovo ospedale» «Alle Regionali una mia lista per Zaia, ma l’assessorato alla Sanità tocca a Padova»
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    Bitonci: «Accordo politico per il nuovo ospedale» «Alle Regionali una mia lista per Zaia, ma l’assessorato alla Sanità tocca a Padova»

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche6 Settembre 2014Nessun commento7 Minuti di lettura
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    Sindaco Massimo Bitonci, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Claudio Dario ha espresso parole di grande preoccupazione per lo stallo che si è venuto a creare sul nuovo ospedale di Padova: sostiene che si stia perdendo troppo tempo…

    «Ringrazio Dario e lo aspetto nella commissione comunale che ho istituito, così potrà dare anche lui il suo valido contributo. Sono d’accordo con il direttore sul fatto che si sia perso tantissimo tempo; ma lo si è perso negli ultimi anni, non nelle ultime otto settimane, da quando cioè sono sindaco. Solo per i bambini il tempo è una variabile soggettiva; per gli adulti, invece, è un valore».

    Dario, però, ha affermato anche che l’attuale struttura non sia più funzionale. Nella conferenza stampa di giovedì in Azienda ospedaliera ha parlato di «condizioni di insicurezza sismica» e «modalità organizzative vincolate dai monumenti». Concludendo che, senza un’immediata alternativa, Padova rischia di perdere sia i medici migliori, sia i pazienti. Parole pesanti, lei come le giudica?

    «La situazione non mi pare così drammatica come viene rappresentata, certe parole servono solo a impaurire la gente. I cittadini, è vero, soffrono il disagio di un polo concepito male; ma nell’ipotesi progettuale che stiamo studiando, l’intero nuovo ospedale si articolerà tutto all’interno di un’unica sede, per cui ogni cosa sarà più semplice».

    A proposito, come risponde alle critiche di chi sostiene, in primis lo stesso direttore dell’Azienda ospedaliera, che sia «impraticabile» l’ipotesi di costruire un nuovo ospedale sulla sede dell’attuale?

    «Confermo per l’ennesima volta che il progetto migliore in assoluto sia quello di fare il nuovo sul vecchio, in modo da avere un ospedale in città; sull’esempio di molte capitali europee e come è già successo anche a Verona. Svelo un particolare: nei giorni scorsi ho avuto un incontro con Ugo Soragni, direttore regionale per i Beni culturali del Veneto: con lui ho affrontato non solo la questione della Cappella degli Scrovegni, perché è in previsione tutta una serie di interventi di salvaguardia, sia per quanto riguarda il tetto colpito dal recente temporale, sia per quanto riguarda la cripta (interventi dei quali riferirò nei prossimi giorni). Ma anche quella dell’ospedale e ne sono stato favorevolmente impressionato».

    Può essere più preciso? Di cosa avete parlato?

    «Abbiamo affrontato assieme alcune questioni tecniche, che mi hanno aperto la mente. Primo punto: stiamo forse parlando di un’area nuova su cui edificare l’ospedale? Soragni mi ha detto che dal punto di vista del sottosuolo ormai ad una profondità di 4-5 metri non c’è più nulla che possa creare difficoltà. Quindi dove sono i problemi? Secondo: anche dal punto di vista dell’altezza della costruzione, l’altro grande spauracchio agitato dai miei avversari, posso dire che l’ipotesi progettuale prevede una costruzione che si eleverà ben al di sotto dell’attuale Monoblocco. Quelle dei tecnici della Regione, dunque, sono rappresentazioni marziane. Le loro tesi possono essere sbugiardate».

    Dalla sua parte, cioè per la realizzazione di un nuovo ospedale al posto dell’attuale, si è schierato anche l’ex direttore dell’Azienda ospedaliera, Adriano Cestrone, il cui nome, recentemente, è balzato alle cronache per l’inchiesta della Corte dei Conti sull’appalto per la ristorazione negli ospedali padovani. Cestrone ha il dubbio che qualcuno in Regione abbia voluto far uscire la notizia dell’inchiesta apposta per punirlo della sua presa di posizione. Lo pensa anche lei?

    «Non so se ci sia lo zampino di qualcuno, non conosco i fatti. Dopo la pubblicazione della notizia, Cestrone mi ha offerto le sue dimissioni; ma io le ho rifiutate perché dal punto di vista penale la questione era già stata archiviata».

    Se le faccio il nome di Domenico Mantoan, segretario della Regione alla Sanità, lei cosa mi dice?

    «Che trovo un po’ singolare l’acredine che egli nutre nei confronti del progetto del Comune e che non capisco dove derivino le sue certezze sull’ipotesi del project financing a Padova Ovest. Un progetto che fa acqua da tutte le parti».

    In linea teorica, Mantoan dovrebbe esprimere la posizione del governatore Luca Zaia. Ma come si concilia la sua posizione, Bitonci, con quella del suo collega di partito e capo della Regione?

    «Quello che so è che anche Zaia nutre dei fortissimi dubbi sulla realizzazione del nuovo ospedale di Padova in project financing . Dirò di più, Zaia con il project non c’entra nulla, quello era un progetto di Giancarlo Galan e lui si è trovato le cose già fatte; su cui, mi rendo conto, sia difficile fare retromarcia. Vorrei osservare, per altro, che se tutto fosse andato liscio la posa della prima pietra sarebbe arrivata alla fine del 2017. Senza contare i ritardi dovuti agli espropri. Sono sicuro, però, che alla fine tra Comune e Regione si troverà un accordo: l’importante è che i tecnici regionali non mettano i bastoni tra le ruote, perché quello è un accordo che bisogna fare».

    Al momento, però, la distanza tra lei e Zaia pare inconciliabile, mentre all’orizzonte già s’intravvedono già le Regionali della prossima primavera. Non è che la querelle sul nuovo ospedale di Padova rischi in qualche modo di crearvi dei problemi? Sia a Zaia, che pare essere il candidato naturale, che al partito…

    «Zaia è l’unico e il migliore candidato in Veneto. L’ho detto durante il congresso federale della Lega Nord che quest’anno, per la prima volta, si è tenuto a Padova, come riconoscimento della straordinaria vittoria alle amministrative contro la sinistra. E lo ripeto ora. Tra di noi ci possono essere delle distanze su questioni meramente amministrative, come può essere quella del nuovo ospedale di Padova; ma politicamente c’è una grande sintonia. Voglio essere chiaro: sarò al fianco di Zaia per portare avanti un progetto che compete anche a me, quello di una classe politica di giovani amministratori che pensano solo al bene della gente e non agli interessi privati».

    Si riferisce ad un sostegno meramente ideale o pensa ad un impegno concreto?

    «Il mio sarà un impegno concreto. Alle spalle, dopo il successo alle Comunali di Padova, ho la spinta di un mondo civico che vota con una certa difficoltà la Lega; ma che si riconosce nelle mie battaglie sulla trasparenza e sulla sicurezza. Per non perdere questa opportunità sto studiando il progetto di una “lista Bitonci“ a sostegno di Zaia per le elezioni Regionali».

    Che nome avrà la lista?

    «Ci stiamo lavorando, ma la questione, da un certo punto di vista, è secondaria. La cosa importante è quella di recuperare, attraverso questa lista, un mondo. Quello che si riconosce nelle idee con cui ho vinto a Padova e per le quali i padovani mi sostengono con sempre maggiore convinzione. A scanso di equivoci, tra l’altro, voglio dirlo subito: Padova sarà fondamentale nelle prossime elezioni regionali. Ne diventerà il vero fulcro».

    Molti ritengono, tuttavia, che proprio con lo stop al progetto dell’ospedale a Padova Ovest la città del Santo abbia perso peso specifico a livello regionale. E con Padova, ovviamente, la sua sanità. Non crede?

    «Dimostrerò con studi e numeri che quella di Padova Ovest, un ospedale costruito su una palude, sia un’operazione nata male. E che, per il bene dei cittadini, l’unica opzione sia quella di rifare l’attuale polo. Detto ciò, non faremo certo la figura di quelli che stanno solo a guardare: il prossimo assessore alla Sanità della Regione dovrà venire da Padova, cuore della Medicina europea e sede dell‘Università più prestigiosa. Dopo tanti anni in cui questo assessorato ha guardato verso altri lidi, è giusto che ci sia un cambio. E noi abbiamo tante professionalità che potrebbero ricoprire questo ruolo con un lavoro quotidiano».

    Giovanni Viafora – Il Corriere del Veneto – 6 settembre 2014 

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