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Blue tongue, la Federazione degli ordini dei veterinari veneti accusa la Regione. I professionisti: palazzo Balbi ha ridimensionato il settore. La replica: polemica strumentale

dal Gazzettino. La chiamano “blue tongue”, “lingua blu”, perché la lingua delle bestie può essere tumefatta e cianotica. Gli effetti in ogni caso sono disastrosi: gli animali possono morire senza segni clinici o per asfissia conseguente a un grave edema polmonare, oppure può comparire una febbre alta, fino a 42°, le cui implicazioni possono portare alla morte.

In Veneto siamo già arrivati a 234 (243 al 31 ottobre, ndr) focolai di “blue tongue” registrati negli allevamenti di ruminanti domestici e oltre all’allarme c’è anche la polemica politica. «Il dilagare dell’epidemia è anche dovuto al ridimensionamento della veterinaria pubblica regionale», denunciano i medici veterinari della Frov (Federazione regionale degli Ordini veterinari del Veneto). Che aggiungono: «Come dimostra lo scatenarsi dell’epidemia, l’efficacia dei controlli dipende anche dalle risorse messe in campo e dai relativi modelli organizzativi gestionali adottati. Ma la Regione Veneto, per scelte politiche, ha sensibilmente ridimensionato la veterinaria pubblica, riducendo gli organici e le strutture complesse di riferimento, di conseguenza indebolendo la struttura di regia regionale. Si aggiunga poi che sono mancati il riconoscimento e il coordinamento dei veterinari aziendali e la consueta istituzione di un tavolo di lavoro che includesse gli ordini professionali nelle discussioni e nelle misure atte al corretto e tempestivo sviluppo della campagna vaccinale. Si pensava, forse, che le malattie fossero sparite?».

«I fatti e gli atti testimoniano dell’impegno e della tempestività messi in campo dalla veterinaria pubblica, dimostrando la strumentalità di certe polemiche», ribatte Michele Brichese della Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria della Regione del Veneto. Brichese ricorda che il primo caso sospetto di virus Blue Tongue in Veneto è stato confermato il 31 agosto scorso e che già il 1° settembre l’Unità organizzativa veterinaria e sicurezza alimentare ha indetto una riunione con i Servizi veterinari delle Ulss e la direzione sanitaria dell’Izs delle Venezie per esaminare i primi provvedimenti da adottare. Di atto in atto si è arrivati al Piano di vaccinazione proposto dalla Regione il 20 settembre e approvato dal Ministero otto giorni dopo. E la settimana scorsa, il 25 ottobre, a seguito dell’evoluzione della malattia è stato inviato un nuovo Piano di vaccinazione, proposto dalla Regione e approvato dal Ministero il 28 ottobre, con cui «viene previsto l’obbligo di vaccinazione per tutti gli animali delle specie sensibili». Ma i veterinari insistono: va prestata «più attenzione alle richieste di collaborazione che la professione veterinaria pubblica e privata lancia».

Il comunicato Frov

Il Gazzettino – 1 novembre 2016 

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