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Bocci (Repubblica): “Un libro contro il malaffare che sta distruggendo il nostro Ssn”

Intervista a Michele Bocci, autore insieme al collega Fabio Tonacci, del libro ‘La mangiatoia. Perché la sanità è diventata il più grande affare d’Italia’. “Io sono per il Servizio sanitario pubblico al cento per cento. Ed è proprio perché il nostro Ssn esiste è giusto denunciarne corruttele e mal gestioni”.

Un libro inchiesta per smascherare le magagne della nostra sanità. Ma attenzione il testo non vuole essere una denuncia fine a se stessa ma vuol essere un modo per “difendere una nostra conquista: il Ssn pubblico”. Parola diMichele Bocci che in questa intervista a Qs ci spiega i perché e i percome del volume da poco uscito in libreria.

Bocci, da dove nasce l’idea del libro?

Seguendo da vicino la sanità ci si rende conto di come dietro il nostro sistema si annidano molte zone d’ombra. Quella che nel libro chiamiamo “Una mangiatoia”. Gi episodi di cronaca che emergono sono parecchi. E se consideriamo che il comparto è la terza industria dello Stato dove vi lavorano 2 milioni di persone e il fatto che un libro-inchiesta così, un po’, diciamocelo, mancava, abbiamo creduto ne valesse la pena.

Ma se c’è, qual è la storia o il fenomeno che ti ha più impressionato?

Il tema della mobilità sanitaria ci ha colpito molto. Ci ha fatto fare uno scatto. Nessuno mette in dubbio che un po’ sia necessaria, ma nel nostro Paese si è arrivati ad un punto limite. Oltre che per il fatto che vi è un vero e proprio business con professionisti e strutture che ‘adescano’ pazienti in giro per le regioni (soprattutto meridionali), ormai siamo di fronte ad un vero e proprio problema sociale.

In che senso?                                                       

Nel libro oltre a contestualizzare il fenomeno, raccontiamo alcune storie che mostrano come molte famiglie abbiano speso cifre folli (tra cure, viaggi, vitto, alloggio, etc.) proprio per andarsi a far curare fuori del loro territorio. E magari in molti casi anche per interventi non così particolarmente complessi. Insomma, qui si distrugge proprio il diritto alla Salute.

Ma a volte non si rischia, a forza di gettare benzina sul fuoco, di bruciare la casa? Alla fine siamo sempre il secondo paese per speranza di vita, qualcosa vorrà pur dire.

Lo voglio precisare, se non si è capito. Io sono per il Servizio sanitario pubblico al cento per cento. Ed è proprio perché il nostro Ssn esiste è giusto denunciarne corruttele e mal gestioni anche attraverso un libro inchiesta. Non può essere una scusa al silenzio il fatto che il sistema garantisce buone performance di salute. Dobbiamo difendere una conquista della nostra società. Penso per esempio alle industrie farmaceutiche e alle vicende di cronaca giudiziaria che raccontiamo. Le aziende contribuiscono alle performance di salute del Paese, e di questo dobbiamo ringraziarle ma il prezzo da pagare è un marketing martellante, cui dietro spesso si legano interesse che poco hanno a che fare con la salute.

Torniamo al libro. Il male maggiore sembra l’assoluta assenza di controlli. Ne usciremo mai?

L’impressione è che se in questi anni avessimo fatto più verifiche molti casi si sarebbero potuti evitare. Nel nostro Ssn a trazione regionale non ci sono controlli esterni sulle Regioni e c’è troppa autoreferenzialità. C’è solo la Corte dei Conti che vigila, ma per la mole di lavoro che c’è, molto spesso arriva quando i buoi sono già scappati dalla stalla.

Nord-sud. Le differenze sono sempre lì. Il sistema è sempre più frammentato. Che fare?

Diciamo subito che il servizio che abbiamo disegnato con la riforma del titolo V non incentiva le Regioni a collaborare tra loro. Pensiamo al tema della mobilità dove ci si ‘scanna’ per prendere i malati. Ma a parte ciò, non c’è una ricetta valida. È chiaro che a questo ‘federalismo’ non si può contrapporre la vecchia ricetta centralista.

Lo contestate anche nel libro. Ma seconde te perché la sanità non ‘entra’ nel dibattito politico se non in termini demagogici? Convenienza o ignoranza?

Un po’ tutte e due, ma credo sia anche un questione di scarsa ‘sensibilità’, soprattutto a livello nazionale, ormai la politica sanitaria viene fatta dal Mef. Poi è vero che a livello mediatico fa più presa il concetto di malasanità legato all’errore medico. Ma gli errori umani di quel tipo non si potranno mai azzerare. Mentre la malasanità organizzativa, che è il vero male, si può contrastare. La sanità è fondamentale, ed è ora di rendersene conto.

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