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Bologna. E in piazza Santo Stefano arriva la febbre Dengue. Il Comune: «Ma in città non c’è diffusione»

Sono tornati in azione, in pieno centro, uomini e mezzi della ditta Biblion che si occupano della disinfestazione anti-dengue. Stavolta erano in piazza Santo Stefano e negli immediati dintorni perché da quelle parti abita la quinta persona colpita dalla malattia infettiva tropicale.

Ripuliti i tombini e le aree verdi, anche nelle proprietà private in un’area che comprende anche Corte Isolani, piazza San Giovanni in Monte, via Gerusalemme, via Santa e parte di via Santo Stefano e via Farini. Il veicolo di possibile trasmissione, come è noto, sono infatti le zanzare.

Questo caso riguarda una persona di nazionalità italiana, residente a Bologna, che era andata in India per lavoro e lì ha contratto il virus, ma la febbre alta e i dolori muscolari e articolari tipici della dengue si sono manifestati solo dopo il ritorno a casa. Cinque casi nel 2013, di cui quattro in meno di un mese, rappresentano un obiettivo aumento rispetto ai tre registrati nel 2012. Ma il Comune e l’Ausl non manifestano particolari preoccupazioni perché «sono tutti casi importati», riguardano cioè persone rientrate dall’estero. Due erano stranieri rientrati dai Paesi d’origine, gli altri italiani. A Bologna come in tutta Italia «non si registrano casi di diffusione interna della malattia, a differenza di quanto era accaduto un anno fa nel Sud della Francia, dove si era creato un piccolo focolaio», osserva la professoressa Maria Paola Landini che dirige la Microbiologia del Sant’Orsola e dunque i laboratori che si occupano di identificare il virus. Sulla base di quelle analisi il Comune avvia le operazioni di disinfestazione, che per i casi «importati» sono limitate a un raggio di 100 metri dell’abitazione, dall’ufficio o dal luogo frequentato dalla persona contagiata. Non c’è alcun rapporto tra l’ultimo caso e il secondo del 2013, che a fine agosto aveva portato gli addetti alla disinfestazione nelle stesse strade del salotto cittadino, tra piazza Cavour, piazza Minghetti e l’Archiginnasio. Semplicemente, abitano da quelle parti due delle persone che hanno preso la dengue all’estero.

Altro elemento rassicurante, secondo la stringata nota diffusa dal Comune, è che «l’avanzata stagione e le scarse temperature — specie di notte — fanno sì che lo sviluppo di zanzare sia contenuto e tale da non destare preoccupazione» e pertanto «le situazioni di criticità sembrano decisamente in calo».

Non è nemmeno certo l’aumento dei casi. «Oggi i medici di famiglia e i pronto soccorso sono più attenti, di fronte a certi sintomi chiedono subito le analisi — sottolinea il direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl, Fausto Francia — mentre in passato accadeva spesso che il virus non fosse individuato». La professoressa Landini ritiene invece che l’aumento dei casi importati a Bologna sia perfettamente in linea con la diffusione della malattia in quasi tutta la fascia tropicale e subtropicale del pianeta. «Aumenta costantemente in Sudamerica e in Asia, con la malaria è oggi tra le infezioni più diffuse al mondo — spiega Landini —, quindi le probabilità di essere colpiti, se si viaggia in quei Paesi, aumentano. Naturalmente più a lungo ci si trattiene e più alto è il rischio, meno ci si protegge è più alto è il rischio. Ma l’elemento di fondo è la diffusione della patologia». Quarant’anni fa solo un pugno di Paesi aveva conosciuto epidemie di Dengue, oggi sono oltre un centinaio. L’Organizzazione mondiale della sanità stima tra i 50 e i 100 milioni di casi all’anno nel mondo.

Alessandro Mantovani – Corriere di Bologna – 25 settembre 2013

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