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Brusaferro, presidente dell’Iss: “Per allentare le misure bisogna tenere sotto controllo Rt e incidenza. Vacciniamo più di metà popolazione poi potremo avere maggiori libertà”

La Stampa. Per allentare ancora le misure «occorre mantenere l’Rt sotto 1, avvicinarsi alla soglia dei 50 casi settimanali ogni 100 mila abitanti (ndr: ora è a 157), ridurre ancora la pressione sui servizi sanitari e aver vaccinato più di metà popolazione». Il professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss e portavoce del Cts, traccia la linea oltre la quale potremo riacquisire un’altra buona fetta di libertà. Nonostante le varianti.
Professore, l’Rt sia pure di poco è aumentato invertendo la tendenza, nonostante ci siano più vaccinati rischiamo ancora un colpo di coda dell’epidemia?
«Siamo in una fase di transizione delicata, di decrescita lenta ma costante della diffusione del virus. Per evitare che la curva torni a crescere serve intervenire a tre livelli: primo, continuare a vaccinare al ritmo sostenuto di questi ultimi giorni; secondo, monitorare bene la situazione e intervenire localmente dove necessario; terzo, ma non certamente ultimo, fino a che non avremo un maggior numero di immunizzati continuare ad adottare comportamenti di prudenza per non essere poi costretti ad adottare nuove misure restrittive».
A proposito di comportamenti, cosa direbbe a quei 14 milioni di italiani che hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino?
«Di continuare ad essere prudenti. Prima di tutto perché occorrono non meno di due-tre settimane prima che si formi una prima risposta immunitaria che si completa dopo la seconda dose. Mascherine e distanziamento serviranno ancora fino a che larga parte della popolazione non sarà vaccinata, perché anche chi è immunizzato non può escludere il rischio di contagiare chi non lo è».
Con quali valori si può pensare di allentare nuovamente le misure, magari partendo dal coprifuoco?
«Prima di tutto occorre mantenere l’Rt sotto la soglia di sicurezza di 1. Poi ridurre ancora la pressione sui servizi sanitari e avvicinarsi a quella soglia dei 50 casi settimanali ogni 100 mila abitanti che consente di riprendere un sistematico tracciamento dei casi. Fino a che non avremo gran parte della popolazione vaccinata servono prudenza e progressività».
Per via delle varianti?
«Non tutte devono destare preoccupazione. Bisogna prestare attenzione a quelle che possono aumentare la trasmissione del virus, provocare più casi gravi di malattia oppure ridurre la risposta immunitaria di chi è guarito dal Covid o è stato vaccinato. Sappiamo che quella inglese, che oramai è il 90% del virus circolante in Italia, è più trasmissibile e verosimilmente porta ad un aumentare l’ospedalizzazione».
E le altre?
«Gli ultimi studi di sorveglianza dell’Ecdc europeo suggeriscono un possibile aumento del rischio di ricovero per la popolazione contagiata con le tre varianti e in alcuni casi nella popolazione con meno di 60 anni anche in terapia intensiva».
Ma i vaccini perdono parte della loro efficacia con queste forme mutate del virus?
«Rispetto a quella inglese funzionano molto bene, mentre alcuni un po’ meno con quella sudafricana, che fortunatamente circola pochissimo nel nostro Paese. Per la brasiliana gli studi sono in corso e per l’indiana è troppo presto per dirlo».
Stanno per arrivare anche i vaccini a base di proteine ricombinanti. Sono più o meno efficaci di quelli attuali?
«Usano tecnologie già rodate, per il vaccino dell’epatite B per esempio, e sappiamo che offrono una risposta immunitaria efficace, anche se dobbiamo aspettare che l’Ema termini di valutare l’enorme mole di dati sperimentali che mano a mano sono sottoposti al suo esame. Credo che entro maggio il processo sarà terminato».
Cosa direbbe a chi ha paura di fare il richiamo con AstraZeneca?
«Che le raccomandazioni fornite da Ema, Aifa e ministero della Salute sono di continuare con lo stesso vaccino e arrivano dall’analisi continua di una mole incredibile di dati sui possibili rischi specifici. Dobbiamo fidarci».
Chi ha completato il ciclo vaccinale già a febbraio, quando dovrà rivaccinarsi?
«Serve ancora tempo per valutare la durata della risposta immunitaria generata dai vaccini. Man mano che si va avanti i tempi si allungano. Prima l’Ecdc ha indicato in 6 mesi la durata minima dell’immunizzazione, ma nuovi studi già portano l’asticella a 8 mesi ed è probabile che alla fine venga posta ancora più in alto. Appena avremo acquisito dati più stabili sapremo quando fare i richiami».
I test salivari sono affidabili o ancora no?
«Quelli molecolari, che devono però essere processati in laboratorio, hanno un’attendibilità pari agli analoghi tamponi. Per i salivari antigenici fai da te bisogna valutare sensibilità e specificità: ma la ricerca in campo diagnostico è in rapida evoluzione e avremo presto test anche salivari più sensibili».
È possibile immaginare ristoranti, hotel e concerti Covid free con il green pass?
«È sicuramente uno strumento importantissimo per acquisire un grado di maggiore libertà in molti contesti. Ma fino a che la maggioranza della popolazione non verrà immunizzata dovremo convivere con le regole sul distanziamento e non abbandonare le mascherine. Con le vaccinazioni e il rispetto delle regole una sempre maggior libertà potremmo ritrovarla anche dietro l’angolo». —

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