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Bse: ancora un rischio per la salute umana? Epidemia in termini di prevalenza in deciso e costante declino. L’assenza di nuovi casi dal 2011. Ma la guardia rimane alta

Tratto Da VESA MARCHE La BSE (Encefalopatia Spongiforme Bovina) è una malattia neurodegenerativa dei bovini causata da un prione, agente non classificabile né come virus né come batterio. Tra le encefalopatie spongiformi trasmissibili è la più conosciuta ed anche l’unica certamente zoonotica che può essere trasmessa all’uomo attraverso il consumo alimentare di materiali specifici a rischio (MSR) di bovini affetti da questa malattia. Tutto ha avuto origine con l’aumento dei casi umani della nuova variante della Malattia di Creutzfeld-Jakob (nvCJD) a seguito dei numerosi focolai di BSE nel Regno Unito a partire dal 1986. La nuova variante rispetto alla forma sporadica, colpisce principalmente persone giovani e i sintomi sono disturbi di tipo sensoriale, forti dolori, perdita di memoria, movimenti involontari, fino ad un vero e proprio stato demenziale e morte.

La BSE si ipotizza abbia avuto origine da carcasse di bovini affetti da tale malattia e impiegate nella produzione di farine di carne ed ossa destinate all’alimentazione animale ma il cui processo produttivo non determinava la disattivazione del prione.

MISURE SANITARIE

Al fine di tutelare la salute dell’uomo e degli animali, le prime azioni sanitarie sono state adottate a partire dal 1989 ma hanno subito nel tempo diverse variazioni fino alla emanazione del Regolamento CE n. 999/2001. Si tratta di un Regolamento che individua misure di controllo in tutte le fasi produttive: dall’allevamento all’utilizzo dei mangimi, alla macellazione fino all’immissione in commercio dei prodotti di origine animale. A tal proposito individua 5 capisaldi sui cui concentrare le attività:

  1. sorveglianza sui bovini;
  2. eradicazione negli allevamenti colpiti dalla malattia;
  3. controlli sui mangimi per le contaminazioni da farine animali;
  4. obbligo di eliminazione dei MSR (cervello, midollo spinale, occhi, tonsille, pacchetto intestinale) nei macelli;
  5. classificazione dei paesi in funzione del rischio BSE (trascurabile, controllato, sconosciuto).

Le misure di sorveglianza, di eradicazione negli allevamenti colpiti e la classificazione dei paesi in funzione del rischio, rappresentano i punti salienti per quanto riguarda la sanità animale.

Sorveglianza sui bovini

La sorveglianza sui bovini è sia di tipo passiva, con la denuncia dei sospetti clinici con sintomatologia nervosa, loro abbattimento e diagnosi di conferma dall’obex, sia di tipo attiva a partire dal 01/01/2001 basata sull’uso di test rapidi su soggetti regolarmente macellati e su soggetti morti appartenenti a categorie a rischio (morti in stalla o durante il trasporto, macellati d’urgenza o in differita) di determinate età. La BSE non può essere diagnosticata con metodi sierologici per l’assenza di risposta immunitaria ma solo con test che evidenziano le lesioni spongiformi e l’accumulo della proteina prionica nel tessuto nervoso, in particolare nell’obex (regione triangolare disposta nell’angolo formato dall’unione dei due bordi laterali del IV ventricolo).

Evoluzione sorveglianza attiva BSE

Nel tempo, grazie all’efficiente sistema di sorveglianza che ha portato al miglioramento della situazione epidemiologica, è stata rivista l’analisi del rischio quindi innalzata l’età dei bovini da campionare e considerata solo la categoria degli animali a rischio e non più anche quelli regolarmente macellati poiché si è osservato un rischio maggiore tra i capi morti (Tab.1).

Dal 2001 al 2013 sono stati eseguiti in Italia oltre 7 milioni di test su capi bovini-bufalini.
Dai dati del Centro di Referenza Nazionale per le encefalopatie animali dell’IZS del Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta risultano essere stati diagnosticati 141 casi autoctoni di BSE e 4 casi importati (3 dalla Germania e 1 dalla Danimarca).
Il numero di casi rilevati per anno è andato progressivamente diminuendo, in particolare a partire dall’anno 2004 (Fig.1).

L’ultimo caso, un animale nato nel 1997, è stato diagnosticato nel 2011. La razza bovina che ha presentato più casi è stata la Frisona, essendo la razza maggiormente rappresentata.
Nella Regione Marche si è verificato un unico caso nell’anno 2001 su una bovina di razza Frisona macellata d’urgenza. Invece, nella Regione Abruzzo i casi confermati sono stati 3, sempre su bovine di razza Frisona, di cui 2 nel 2002 su capi regolarmente macellati e 1 nel 2001 per macellazione differita.

Relativamente alla diffusione geografica, la malattia si è maggiormente concentrata nelle aree della Pianura Padana e del Nord-Est mentre non hanno registrato alcun caso Calabria e Liguria (Fig.2).

Status sanitario

Nel 2008 l’Italia è stata categorizzata come paese a rischio controllato mentre dal 2013 è a rischio trascurabile. Attualmente, solo due Stati Membri restano ancora sotto lo status di paese a rischio controllato per BSE: Francia e Grecia (Dec. 2021/1321) i cui animali se macellati in Italia devono essere sottoposti a rimozione del MSR. Stessa rimozione per i bovini provenienti dai Paesi Terzi come Serbia (escluso Kossovo) e Gran Bretagna (esclusa Irlanda del Nord). Inoltre i capi morti in Italia ma provenienti da Romania e Bulgaria devono essere testati a 24 mesi se appartenenti a categoria a rischio e a 30 mesi se regolarmente macellati (DGSAF n.27017 del 19/11/21).

(…………)

CONCLUSIONI

I risultati ottenuti dal sistema di sorveglianza dal 2001 ad oggi mostrano come in Italia l’andamento dell’epidemia in termini di prevalenza sia stato caratterizzato da un deciso e costante declino. L’assenza di nuovi casi dal 2011, l’innalzamento dell’età dei capi campionabili, la qualifica più alta come paese con livello di rischio trascurabile per BSE, indicano che il rischio di esposizione all’infezione è andato via via diminuendo fino probabilmente a scomparire ma la guardia non è stata mai abbassata ed anche durante l’emergenza da Coronavirus, il Ministero della Salute ha ritenuto opportuno considerare il prelievo dell’obex nei piccoli e grossi ruminanti un’attività veterinaria non differibile per rischio sanitario (DGISAN n. 12758 del 08/04/2020 e successive).

Tutto ciò, oltre ad essere una rassicurazione per il consumatore italiano, colloca il nostro paese in una condizione di forza nei confronti dei paesi con i quali commercia e dimostra l’efficacia delle misure sanitarie attuate. Consumare carni bovine tracciabili e sottoposti a controlli da parte dei servizi veterinari delle aziende sanitarie locali è la migliore garanzia.

Autore: Dott.ssa Maria Gabriella Pistilli

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