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Bussola della sanità veneta guarda sempre più verso l’azienda integrata di Verona. E ora Padova teme il sorpasso

Forse, è il destino degli allievi che superano i vecchi maestri. Magari, dipende dalla pianificazione tutt’altro che accademica. Di certo, fa la differenza il rettore medico quanto l’Assessorato dal 2005 controllato dalla Lega dell’Adige (Tosi, Francesca Martini, Sandri e ora Coletto).

Ma ormai la bussola della sanità veneta sembra sempre più orientata verso Verona. Con Padova che si culla nel blasone e teme il sorpasso. Paradossalmente, la «sezione staccata» dà lezione al Bo: dal 1982 si è messa a brillare man mano che si spegnevano gli eredi di Vesalio. L’Azienda integrata. Ateneo e servizio sanitario, cattedre e pazienti, cliniche e assistenza: Verona fin dal 2006 ha predisposto l’intesa con la Regione, che due anni dopo è diventata «protocollo attuativo» e dal 2010 vanta l’unica Azienda integrata del Veneto. Negli ospedali di Borgo Trento e Borgo Roma, 60 mila pazienti all’anno (di cui 10 mila fuori regione). Le statistiche contabilizzano 1.300 ricoverati al giorno più 400 programmati in day hospital e 2.000 visite ambulatoriali. Ancora: 1.082 prestazioni di Pronto soccorso, 185 pazienti che vengono dializzati e si registrano 9 neonati. E da tre anni Verona conta sull’ultra moderno «polo chirurgico» frutto di un investimento di oltre 210 milioni di euro.

A Padova, invece, l’integrazione è stata solo sinonimo della consulenza sussidiaria: l’allora dg Adriano Cestrone (delibera 156 del 18 marzo 2008) affidò a Giampiero Giron (professore fuori ruolo, presidente onorario della Compagnia delle Opere) «l’incarico di sovrintendente operativo» a 60 mila euro all’anno. Schede a confronto. Dalla Commissione sono uscite le «radiografie» dei posti letto aziendali: Padova 1.348 con Verona che dovrà scendere da 1.553 a 1.401. Ma occorre tener presente da una parte la pluralità ospedaliera (Iov 120 letti, sant’Antonio 287) e dall’altra la singolarità dell’Usl veronese senza ospedali.

Comunque, Verona incassa le nuove apicalità di Neurologia e Angiologia (proprio le specialità in cui a Padova si attende il «cervello di ritorno» e si consuma il duello fra medici Pd e Pdl). Vanta 41 posti in Cardiochirurgia con attività di trapianto (Padova ne ha 37) e 149 in Chirurgia con trapianto di rene e fegato. Differenza di peso. «Mi permetta di osservare che si tratta di un invito quanto meno irrituale: si chiedono contributi e osservazioni in qualità di generico soggetto interessato senza tenere conto che l’Università di Verona è attore fondamentale della programmazione sanitaria nazionale e regionale». Così Alessandro Mazzucco scriveva il 10 luglio scorso (protocollo 35600) al presidente della Commissione regionale Leonardo Padrin. Il rettore di Verona è stato preside della Facoltà di Medicina e dimostra un peso ben diverso rispetto a Padova che filosofeggia anche sul nuovo ospedale dai tempi del mega-progetto da 1,5 miliardi dell’epoca Galan. E Mazzucco ha già denudato i limiti del Bo sulla Scuola di Cardiochirurgia. E ora prepara una nuova «guerra» a Padova sul fronte delle altre scuole di specializzazione: si comincia con Endocrinologia? Ca’ Foncello vale 8. Con Anatomia patologica sono diventati otto i reparti clinicizzati dell’ospedale di Treviso (981 posti letto).

L’Università di Padova però fatica a «investire» sull’asse alternativo a Verona. Ca’ Foncello sta già facendo scuola: camici bianchi del Bo e ospedalieri che hanno presentato domanda di abilitazione accademica. Di più: il bacino d’utenza Padova più Treviso (due milioni di utenti) sarebbe in grado di rimettere in discussione gli attuali equilibri della sanità veneta, sempre più centrata politicamente sul “polo” a cavallo con Lombardia e Trentino. E poi due Irccs. A Padova, sulla scacchiera della ricerca si tende a dimenticare la connessione con ben due Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico. Uno è l’Istituto oncologico veneto di via Gattamelata dov’è appena stato nominato direttore scientifico Giorgio Palù, ultimo preside della Facoltà medica del Bo. L’altro è il San Camillo con 35 posti letto di neuroriabilitazione e 62 per il recupero e la riabilitazione funzionale. Al Lido di Venezia ne i laboratori di ricerca lavorano universitari padovani di Psicologia e del Dipartimento di Neuroscienze. Producono scientificamente anche in collaborazione con il Mit di Boston o con il Nih di Bethesda.

Il Mattino di Padova – 30 settembre 2’13

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