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Caccia. Partito Democratico: “Una proposta di legge sull’attività venatoria per evitare caos normativo, contenziosi e costose spese legali a carico dei cittadini”

“Occorre rimediare quanto prima possibile al pasticcio della maggioranza e riportare un minimo di legalità nel settore della caccia e della tutela della fauna selvatica per evitare, oltre al danno, anche la beffa dello spreco di denaro dei contribuenti in costose spese legali”. Il Partito Democratico torna sulla Legge regionale 18 del 27 giugno 2016, dopo che il 10 agosto il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare alcune disposizioni per incostituzionalità.

E lo fa con una proposta di legge, sottoscritta da Andrea Zanoni (primo firmatario), dalla capogruppo Alessandra Moretti e da Stefano Fracasso, Bruno Pigozzo, Piero Ruzzante, Claudio Sinigaglia, Francesca Zottis e da Cristina Guarda (Lista Moretti), volta ad abrogare gli articoli ritenuti incostituzionali dal Governo. “La Corte non si pronuncerà in tempi brevi – spiega Zanoni – e nel frattempo potrebbero sorgere gravi conflitti causati dall’applicazione delle disposizioni della Legge regionale impugnate da Palazzo Chigi, in particolare quella sul cosiddetto nomadismo venatorio, che consentirebbe di cacciare in ambiti territoriali di caccia diversi da quelli in cui si è iscritti. Per questo è opportuno attivarsi subito, facendo prevalere la certezza del diritto, evitando, tra l’altro, l’esborso di denaro dei cittadini veneti in spese legali”.

“Gli articoli impugnati dal Consiglio dei ministri e che vengono abrogati con la proposta di legge – continua Zanoni – sono il 55 sugli oneri aggiuntivi per l’esercizio della pesca nelle acque interne, il 65 sulla possibilità di esercitare la caccia in forma diversa da quella prescelta (ovvero da appostamento fisso a vagante e viceversa per quindici giorni) e sull’esercizio del nomadismo venatorio in Ambiti territoriali di caccia altrui per trenta giorni, il 66 sull’attività venatoria con abbattimento di fauna per tutto l’anno nei campi di addestramento cani, il 68 sulla possibilità per le associazioni non riconosciute a livello nazionale di entrare negli organismi direttivi dei Comprensori alpini, il 69 sulla caccia alle anatre dai natanti e il 71 sulla caccia al cormorano che è invece riconosciuto come specie protetta”.

“Con la nostra proposta – aggiunge Zanoni – puntiamo a evitare il caos della prossima stagione venatoria ormai alle porte: in questo periodo transitorio la legge produrrà effetti che poi saranno cancellati dalla decisione della Consulta,  con valore retroattivo e conseguenti contenziosi. Al tempo stesso, scongiuriamo una figuraccia istituzionale alla Regione che ha scritto una legge sotto dettatura di una lobby. Purtroppo abbiamo a capo della III Commissione (Agricoltura e Caccia) un cacciatore di quelli più estremi, tanto da configurare una sorta di conflitto di interessi. È come se venisse dato il compito a un carcerato di scegliere come costruirsi la cella: ovvio che la farebbe col buco. Speriamo che i consiglieri di maggioranza apprezzino la nostra buona volontà: abbiamo fatto una proposta seria per rimediare al disordine normativo che loro hanno creato”.

1 settembre 2016

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