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Cacciatori-Brambilla, guerra di cifre

La denuncia delle associazioni venatorie: anche Paperino e il signor Mano Destra tra gli «amici» del manifesto. La replica: i nomi fittizi vengono regolarmente rimossi

MILANO – Hanno fatto risultare il signor Mano Destra, il signor Mano Sinistra e perfino Paolino Paperino tra i sottoscrittori del manifesto «La coscienza degli animali», lanciato a maggio dall’on. Michela Vittoria Brambilla e dall’oncologo Umberto Veronesi. Con una prova sul campo, documentata da un video postato su YouTube, le principali associazioni venatorie italiane, riunite nel coordinamento Face Italia e nel Comitato nazionale caccia e natura, hanno voluto dimostrare che il numero di adesioni all’iniziativa promossa dal ministro del Turismo è suscettibile di dubbio: senza conferme di registrazione via email e senza richiesta di dati sensibili è infatti possibile per chiunque aderire più e più volte all’iniziativa e contribuire così a fare avanzare il contatore degli «amici». La videodenuncia è stata diffusa in rete e poi rilanciata dai principali siti pro-caccia, che hanno accusato il ministro di fare dichiarazioni citando a supporto delle sue tesi numeri inaffidabili. In serata, però, è arrivata la replica dello staff del coordinamento animalista: «E’ solo un tentativo di screditare il nostro movimento di opinione e tutti coloro che hanno sottoscritto il manifesto. Controlliamo con regolarità tutti i nominativi di coloro che aderiscono ed eliminiamo gli eventuali errori o mistificazioni di dati, che peraltro sono molto rari».

IL NODO DELLE AUTENTICAZIONI – «La coscienza degli animali» è un progetto sostenuto, tra gli altri, da Renato Zero, Vittorio Feltri, Dacia Maraini, Susanna Tamaro, Franco Zeffirelli e altri nomi della cultura, delle scienze e dello spettacolo. Ad oggi conta circa 121.600 adesioni e il numero da maggio, quando è stato lanciato, è stato in costante crescita. Per le associazioni venatorie, però, le cifre di volta in volta presentate sarebbero del tutto discutibili, proprio per l’assenza apparente di controlli. La mancata autenticazione delle adesioni non sarebbe un problema – è il ragionamento dei cacciatori – se non fosse che quei numeri vengono spesso citati dal ministro come riscontro della volontà popolare di politiche più sensibili al benessere degli animali.

«L’ABOLIZIONE E’ POSSIBILE» – L’on Brambilla non ha ancora replicato in prima persona su questa specifica questione. Martedì si è però tenuta a Roma la seconda Giornata nazionale della Coscienza degli animali e nell’occasione l’esponente del governo è tornata a parlare di caccia e della possibilità che essa venga progressivamente ridimensionata ed abolita. L’attività venatoria, secondo il ministro, «è un’enorme ferita per l’ambiente, una minaccia per interi ecosistemi, una pratica sistematica di distruzione che mette in pericolo gli equilibri di un mondo che si è formato in milioni di anni». Il sito dedicato al manifesto titola perentoriamente: «Oggi parlare di abolizione non è più un tabù». Secondo i cacciatori questa può essere l’opinione della presidente dei Circoli della Libertà, ma non può essere fatta passare come l’orientamento prevalente tra i cittadini italiani. E uno dei motivi è proprio quello delle sottoscrizioni incontrollate che potrebbero avere alterato il numero effettivo di adesioni. «Le registrazioni online si regolano sul principio di correttezza e buona fede che disciplina in generale, anche dal punto di vista giuridico, i rapporti tra privati – dicono però, ancora, dal movimento animalista – . E chi, a qualsiasi scopo, introduce nel database informazioni false, viola questo principio, provoca un danno e può essere chiamato a risponderne». Ma, viene aggiunto, «questi miseri attacchi dimostrano l’evidente stato di difficoltà di chi li sferra, ma noi non li temiamo. I cacciatori non rispettano la vita degli animali e non rispettano i sentimenti e le opinioni di chi vuole essere la loro voce».

LA GUERRA DEI SONDAGGI – C’è poi un’altra guerra di numeri ed è quella legata ai sondaggi: il ministro ancora martedì ha parlato di un’88% di italiani che considera la caccia «un’inutile crudeltà che andrebbe vietata o molto più rigidamente regolamentata» e lo ha fatto citando i risultati di una indagine Ipsos commissionata dal suo ministero. Forte di questi numeri, l’on Brambilla ha parlato della «strage che in questi giorni si consuma nelle valli, nei boschi, nei campi, ovunque si muova qualcosa che abbia una parvenza di vita» e ha detto che «se i cacciatori, come dicono, amano veramente la natura, comincino a dimostrare di amarla sul serio, smettendola in primo luogo di sparare a fringuelli e ad altri indifesi testimoni di un mondo a cui dobbiamo garantire il futuro». Non solo: «Basta scorrere il bollettino di guerra degli ultimi due mesi – ha ricordato il ministro- per rendersi conto dell’accanimento con cui costoro ’amano’ la natura. Quasi ogni fine settimana, feriti, non solo tra i cacciatori ma anche tra i passanti, i ciclisti. Nella scorsa stagione venatoria abbiamo contato 24 morti e 71 feriti. Oggi, a soli 2 mesi dall’apertura della caccia 12 persone hanno già perso la vita, altre 15 sono state ferite. E non tutti cacciatori».

«MATERIA SCONOSCIUTA» – Ma anche i cacciatori hanno per le mani un sondaggio, realizzato in questo caso da Astra Ricerche, da cui emerge che «la maggioranza degli italiani, il 55%, è a favore della caccia a condizione che essa sia sostenibile, regolamentata e sicura». «Tuttavia – fanno notare i sostenitori della pratica venatoria – il 45% degli italiani ha dichiarato di non conoscere le norme e i limiti che regolano in italia la materia da oltre 20 anni». Quello che sta succedendo, a loro opinione, è che la caccia «sta diventando il capro espiatorio dei problemi di consenso, sviluppo e gestione del nostro Paese non risolti dalle istituzioni. Ora viene addirittura chiamata in causa come deterrente per il turismo, senza riflettere sul fatto che i turisti stranieri che visitano il nostro Paese provengono da nazioni in cui la caccia viene esercitata senza alcun problema».

L’ENDORSEMENT DI BERLUSCONI – Tra i cacciatori italiani e il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, non corre buon sangue e questo è noto. L’esponente di governo ha colto più di un’occasione per esternare la sua avversione alla pratica venatoria, ma in questa sua campagna sembra ora essere sostenuta anche dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che in un messaggio inviato nei giorni scorsi alle associazioni ambientaliste del fronte anti-caccia (Lav, Lipu, Enpa, Wwf, Animalisti italiani) aveva espresso ringraziamenti per il loro operato, parlando di «battaglie che sono condivise dalla maggior parte degli italiani». E quanto alla Brambilla aveva spiegato che «in accordo con la presidenza del Consiglio, si è resa interprete di queste esigenze e opera con efficacia per la loro tutela». Insomma, un endorsement con tutti i crismi che ha sollevato più di un malumore tra le doppiette italiane, che nelle ultime tornate elettorali avevano votato prevalentemente per il centrodestra o per la Lega, e che al proprio interno hanno molti esponenti espressamente pro-caccia. Uno di questi, l’eurodeputato Sergio Berlato, qualche tempo fa aveva raccolto le firme di tutta la delegazione italiana del Ppe in calce ad una lettera in cui si chiedeva a Berlusconi di zittire il ministro anti-caccia. Ma il risultato era stato l’opposto di quanto sperato: il richiamo all’ordine non c’è stato e il ministro ha incassato l’appoggio pubblico del premier. E ha fatto una gran fatica il ministro Carlo Giovanardi, schierato con il mondo venatorio, a far passare il messaggio che non è vero che tutto il governo la pensa così. La base dei cacciatori è arrabbiata e sui propri forum non la manda a dire: «Caro Pdl, il nostro voto non lo avrai più».

corriere.it

11 novembre 2010

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