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Cagliari. Ortaggi “bio” coltivati con il fertilizzante tossico. Sequestrate 65 tonnellate di prodotto a base di un’alga cinese

La “mela stregata” veniva venduta con l’etichetta di “prodotto naturale”. E in apparenza non c’era frode, perché i fertilizzanti in questione contenevano davvero una sostanza biologica – “matrina” – estratta da un’alga diffusa in varie regioni della Cina. Ma il principio attivo contenuto in questi fertilizzanti molto usati per l’agricoltura bio hanno un effetto simile a quello di sostanze molto pericolose, come il Ddt.

In Italia, dove non c’è il divieto di vendita, questi prodotti venivano commercializzati da un’azienda con sede a Milano, un deposito in Sardegna e due in Puglia. Un buon giro di affari, ma nelle scorse settimane una segnalazione di Federbio e un’inchiesta de La Stampa hanno allarmato i finanzieri di Cagliari e l’Ispettorato repressioni frodi. Poi, con l’operazione “Mela stregata”, sono scattati i sequestri e sul registro degli indagati sono stati iscritti due nomi: il rappresentante legale della società che stoccava i fertilizzanti pericolosi (un 49enne della provincia di Lecce) e un commerciante del Cagliaritano. In tre blitz sono stati sequestrati più di 65 tonnellate di fertilizzanti: per la Finanza il business (dannoso per la salute), avrebbe fruttato non meno di tre milioni e mezzo di euro.

La matrina, è un derivato della Sephora flacens, pianta leguminosa di origine orientale. Tutte le tonnellate di fertilizzanti sequestrate contenevano il principio attivo tossico. Ma qual è il pericolo per l’uomo e gli animali? Lo spiega il tenente colonnello Andrea Taurasi comandante del Nucleo di polizia tributaria di Cagliari: «Queste sostanze hanno un’azione neurotossica, la stessa svolta dai fitofarmaci fosforganici, carbammati e cloroderivati come il Ddt. Per queste ragioni, i prodotti a base di matrina sono considerati pesticidi pericolosi per la salute pubblica, per gli animali e l’ambiente. E non risultano né approvati né registrati secondo i rigorosi criteri della normativa europea e nazionale».

Esclusa dai registri per l’agricoltura biologica, in Italia la matrina non è neppure inserita tra le sostanze tossiche. E così veniva utilizzata per coltivare gli ortaggi. In polvere o “tagliata” con sostanze chimiche liquide. Per sterminare i parassiti era ritenuta perfetta. «In agricoltura biologica i normali agrofarmaci sono banditi, ma è possibile utilizzare alcune tipologie di fertilizzanti – spiega Paolo Carnemolla, il presidente di Federbio, l’associazione degli agricoltori biologici -. A differenza di quanto avviene nell’agricoltura convenzionale, però, è necessario attenersi a un elenco di prodotti indicati dalla legge italiana: i fertilizzanti devono essere organici». E quelli a base di matrina si fregiavano di questo titolo, essendo ricavati dell’alga. Ma proprio in Cina, dove conoscono bene la Sephora flacens e i suoi derivati, la matrina è inclusa tra i veleni. In Italia era usata per coltivare frutta e verdura con marchio di qualità.

La Stampa – 21 luglio 2014 

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