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Cala il numero di aziende in crisi. Il ricorso alla cig scende del 40%. Migliora l’uso degli ammortizzatori. Ma la Cgil: la richiesta di straordinaria resta alta

di Fausta Chiesa. Dopo la doccia fredda del dato sulla crescita zero nel secondo trimestre, arriva un segnale che sembra indicare un miglioramento: calano le imprese in crisi che fanno richiesta per fare ricorso agli ammortizzatori sociali. È quanto emerge dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, frutto dell’esame dei decreti del ministero del Lavoro che, di fatto, danno il via all’impiego della cassa integrazione straordinaria.

I provvedimenti di autorizzazione per la Cigs emanati dal dicastero di via Veneto nel primo semestre di quest’anno sono stati 2.347, con un calo del 36,6% rispetto al primo semestre del 2015. Diminuisce anche il numero di unità produttive dove sono state introdotte le ore di Cigs: nei primi sei mesi sono state 4.116, con una flessione del 40,5 per cento. I numeri sono confermati anche dai dati della Cgil, che hanno come fonte sempre il ministero del Lavoro e si scostano leggermente in quanto sono il frutto di un’analisi. La Cgil, però, osserva che se il numero di aziende che richiede la cassa straordinaria cala, aumentano le ore. E questo dimostra che per chi rimane crisi la situazione peggiora. «Complessivamente su tutti gli ammortizzatori sociali c’è una riduzione – spiega Giancarlo Battistelli, analista della Cgil nell’osservatorio sulla Cig -. Cala la ordinaria (-31% rispetto al primo semestre 2015) e questo è un dato positivo. Ma se guardiamo alla Cigs, questa sale del 12,5 per cento». In base a dati Inps, non sono aumentate le persone in mobilità: a giugno 2016 sono state presentate 4.912 domande a fronte delle 6.540 del giugno 2015.

Secondo i professionisti, l’inversione di tendenza rispetto ai due anni precedenti delle aziende in crisi è riconducibile «a uno stato economico migliore e a una maggiore responsabilità nell’utilizzo della cassa integrazione».

Un’analisi positiva – quella sullo situazione delle aziende – che non è condivisa dal maggior sindacato italiano. «Lo dimostra il dato sul Pil, che nel secondo semestre è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente – commenta Salvatore Barone, responsabile settori produttivi della Cgil – . E i settori produttivi che stanno soffrendo di più e lo si vede dai dati Istat ma anche da quelli sulle ore di Cigs sono la chimica e la metallurgia». I settori che stanano facendo più ricorso alla cassa integrazione straordinaria sono quello metallurgico (22%), pelli e cuoio (29%), meccanico (34%) e trasporti e comunicazioni (77%). «E’ colpa di un apparato industriale che nel suo complesso non si sta innovando – dice Barone – . Ci sono settori leader, che hanno fatto investimenti e sono stati capaci di innovare e da cui dipendono gli elementi di crescita dipendono dalle imprese, ma una parte dell’apparato industriale è rimasta impantanata nella crisi, alcune aziende non ce la stanno facendo a riprendersi. Manca una capacità di intervento». Per Battistelli, lo dimostra il numero di vertenze aperte al ministero dello Sviluppo economico, che sono oltre trecento.

Corriere della Sera – 21 agosto 2016 

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