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Calì (Smi): «Stop al malinteso federalismo. I nodi al pettine sono ancora molti»

Il giudizio dello Smi è positivo sul recupero dei precari, ma i nodi al pettine sono ancora molti. «Giudichiamo senz’altro positivamente il varo del decreto legge – spiega il segretario generale Salvo Calì – per la stabilizzazione dei precari, che rimanda a un Dpcm dopo il confronto con le Regioni».

Da tempo li Sindacato dei medici italiani solleva il problema del personale precario, che nella dirigenza medica rappresenta un decimo del totale. «Tra l’altro non distribuito su tutto il territorio nazionale – continua – ma concetrato in alcune Regioni meridionali e in quelle in piano di rientro. Questi ultimi sono casi in cui la Regione si trova in una doppia difficoltà: da un lato quella legata al deficit di bilancio. dall’altro una difficoltà aumentata per il sistema sanitario regionale, perché situazioni di precariato si prolungano da diverso tempo, dove interi servizi sono affidati a precari, con rinnovi trimestrali o semestrali, in assenza di prspettive e grande disagio».

Qundi ora il problema è risolto?

Come sindacato abbiamo promosso diverse inziative e sollecitazioni al ministro e agli assessori regionali e siamo lieti delle buone intenzioni, ma pensare che questo percorso abbia un facile compimento sarebbe un’illusione. Con questa fragilità politica sarà tutto più difficile. Basti ricordare che il Dpcm, è previsto che veda la luce alla fine del 2014. Si tratta di tempi lunghi e per ora siamo davanti a un semplice annuncio. Fermo restando che il ministro ha fatto tutto quello che poteva.

Allora il vero nodo è altrove?

Tutto il sistema di governo nel nostro Paese, soprattutto nella sanità, è ingessato anche per la malintesa interpretazione delle modifiche costituzionali che hanno portato a una pervasività delle Regioni. Se non si corregge questo meccanismo, ma questo non è nelle possibilità nè del ministro né dei sindacati, anche sul precariato la nuova normativa resterà lettera morta.

Lancerete inziative mirate?

Certamente, per i prossimi mesi, decideremo la data a settembre, stiamo preprando un’inziativa nazionale. Abbiamo già avviato inziative a livello regionale, in Sicilia e nel Lazio. Perché pensiamo che il precariato sia un problema di grande importanza, accanto a un malinteso federalismo. Siamo passati da una visione centralistica a una visone dispersa del Ssn che portato soprattutto arretratezza culuturale e aumentato i deficit nella msiura spaventosa che conosciamo. A questo si aggiugono i rilievi della Corte dei Conti: in Sicilia per esempio non si possono assumere altri precari, perché si è superato il numero previsto dal tetto dei bilanci finché non si compeltano i concorsi, ma i concorsi non si possono fare perché c’è il blocco delle assunzioni. Insomma questa rete di impedimenti producono un intreccio enorme, che comporta inevitabilemnte uno stato confusionale di cui il nostro paese è maestro.

Quindi in conclusione?

Bene il provvedimento, sorveglieremo sulla sua attuazione, e bene che i sindacati abbiano svolto una funzione egregia ma il Paese deve interrogarasi sulla deriva del Ssn che da perla del welfare rischia di diventare il fanalino di coda.

Per il blocco del contratto, invece, ritiene che ci siano spazi di manovra?

A nessuno sfugge un dato oggettivo: che il blocco non riguarda solo i medici o la sanità ma tutta la pubblica amministrazione e non ci facciamo illusioni sulla possibilità di percorrere strade diverse da quelle previste per il pubblico impiego. Si possono percorrere strade diverse in ordine agli assetti normativi. Sotto l’aspetto economico, l’Italia è ancora in grave crisi. Il rinnovo del contratto comportebbe una spesa di diversi miliardi. Se già ci sono difficoltà per tagliare 4 miliardi dell’Imu e si devono aggredire i bilanci dei comuni, chiedere risorse per rinnovare i contratti sarebbe utopistico. Anche se va sottolineato che è nostro dovere difendere gli interessi della categoria all’interno di un contesto di compatibilità del Ssn.

Il sindacato resta in attesa quindi?

L’intersindacale qualche inziativa l’ha presa e pensiamo che si possano aprire i tavoli dell’area convenzionata per un riassetto complessivo dell’area delle cure primarie, non solo riguardo gli aspetti economici ma dal punto di vista normativo. Lo prevedeva il decreto Balduzzi che però è rimasto in sospeso. Avrebbe dovuto sortire i suoi effetti dalla primavera scorsa e siamo arrivati all’estate. Stiamo aspettando la convocazione del Comitato di settore delle Regioni per riaprire le trattative. Sappiamo che non ci sono risorse ma si può comunque migliorare l’offerta.

Perché questa urgenza?

La riforma è ineludibile: il comparto è nello stesso stato di 30 anni fa. Dobbiamo dare una risposta non tanto allo sbandierato h24, ma ai nuovi bisogni della cronicità, che più si riflettono nei ricoveri ospedalieri e nell’assistenza residenziale. Dobbiamo investire recuperando cio che è recuperabile nella riconversione dei piccoli ospedali. Centri a intensa tencologia, che potrebbe essere utle per migliorare l’offerta suil territorio. E’ chiaro che bisogna fare tutta una serie di operazioni: per esempio la legge Finanziaria nel 2010 ha bloccato anche i percorsi de carriera. Alcuni nodi giuridici si possono risolvere. L’importante è riaprire le trattative per ridiscutere di sanità. Dopo aver messo mano alle pensioni ed essere diventati virtuosi da un punto di vista economico bisogna rimettere mano all’organizzazione del Ssn. Perché la Sanità è un investimento importante.

Il Sole 24 Ore sanità – 29 agosto 2013 

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