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Camera e Senato, fiducia il 14 dicembre

ROMA (gazzettino.it – 16 novembre) – I presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini sono stati ricevuti oggi al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’incontro è durato circa un’ora.

Le votazioni sulla mozione di fiducia al Senato e quella di sfiducia al governo alla Camera saranno votate contestualmente il 14 dicembre. I presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, al termine dell’incontro con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, hanno concordato che il Senato concluderà l’esame della legge di stabilità entro la prima decade di dicembre. La mattina del giorno 13, a quanto si apprende, si svolgeranno al Senato le annunciate comunicazioni di governo e alla Camera nel pomeriggio si svolgerà il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv. Il giorno successivo avranno luogo le relative votazioni.

«Nei tempi definiti nelle competenti sedi delle Conferenze dei capigruppo, si procederà all’esame della crisi politica, culminata nella presentazione alla Camera di una mozione di sfiducia al Governo e nella richiesta del presidente del Consiglio di rendere comunicazioni al Senato e alla Camera». Lo riferisce il Quirinale in una nota diffusa al termine dell’incontro con i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. «Il Presidente della Repubblica – si legge nella nota – ha auspicato una costruttiva intesa in proposito tra i presidenti e tra gli organismi rappresentativi dei due rami del Parlamento».

Il D Day di Berlusconi fissato il 14 dicembre. Martedì 14 dicembre per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà un vero e proprio “D day”. In base alle decisioni dei presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco Fini, dopo l’incontro con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è stato infatti deciso che il premier nella mattinata del 13 dicembre si recherà a palazzo Madama per le comunicazioni del governo, mentre nel pomeriggio a Montecitorio inizierà la dicussione sulla mozione di sfiducia presentata dal Pd e Idv. Il giorno dopo, appunto il 14, le due assemblee saranno chiamate a votare, determinando così quale sarà il destino dell’esecutivo. Nella stessa giornata potrebbe arrivare anche la pronuncia della Corte costituzionale sulla legge sul legittimo impedimento, che di fatto ha portato alla sospensione dei processi che coinvolgono il presidente del Consiglio.

Bersani: il governo vuole fare melina per 15 giorni. «Abbiamo visto le date. Il governo si è voluto prendere 15 giorni di troppo traccheggiando e facendo melina sulla legge di stabilità». Lo ha affermato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani parlando al termine dell’incontro con le parti sociali.

Di Pietro: è troppo un mese. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro considera «scontata e corretta» la decisione di calendarizzare la fiducia dopo l’approvazione della finanziaria. «Dobbiamo completare il ciclo e questa legge, anche se noi non la voteremo, deve essere approvata per dare la possibilità all’amministrazione di andare avanti». «Da parte di Napolitano c’è stata responsabilità e ha ascoltato l’appello lanciato dalle opposizioni». «Un mese è però un periodo molto lungo per compra-vendere sei o sette deputati», avverte Di Pietro riferendosi alle date fissate per la mozione di fiducia in Parlamento.

Lupi: fiducia in Napolitano. «Fiducia e stima» nel Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. La esprime il vicepresidente della Camera, il deputato Pdl Maurizio Lupi, che rivolge un appello «all’imparzialità delle istituzioni, presidenza della Camera compresa». Per l’esponente del Pdl, Napolitano è «da sempre punto di riferimento stabile per il nostro Paese». «Noi ribadiamo con forza – aggiunge – che in questi momenti è proprio il valore delle istituzioni che si deve affermare. Chiediamo con forza l’imparzialità, a tutti, presidente della Camera compreso».

Giornata di verifica quindi oggi al Quirinale, sulla crisi politica, peraltro non ancora formalizzata, dopo che ieri i ministri di Futuro e Libertà si erano dimessi dal governo. Schifani e Fini, sono stati al Quirinale per l’esame, recita la nota ufficiale di Montecitorio, delle prossime scadenze dell’attività parlamentare.

Il Pd: manovra a novembre. Il Pd intanto serra i ranghi e prova ad incalzare la maggioranza per, come dice il segretario Pier Luigi Bersani, mettere inchiaro la crisi di governo. Il leader Pd ha riunito questa mattina alla Camera i capigruppo Dario Franceschini e Anna Finocchiaro ed i vice di Montecitorio e di Palazzo Madama per fissare la road map che proverà a dare la spallata all’esecutivo. Il Pd voterà no alla legge di stabilità ma si impegna, come concordato con le opposizioni, ad approvarla entro il 30 novembre così da insistere per calendarizzare subito dopo alla Camera la mozione di sfiducia.

Ieri sera, intanto, nel corso del vertice di Arcore, le due ipotesi «fiducia o voto» non sono state le uniche prese in considerazione da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Chi era presente racconta di una disamina piuttosto approfondita dell’attuale situazione politica e dei possibili scenari. Sgombrato il campo dall’ipotesi di un “Berlusconi-bis”, su cui Calderoli e, soprattutto, Maroni, avrebbero chiesto una maggiore riflessione, si è passati a disquisire delle possibili scelte del capo dello Stato. L’impressione generale dei presenti è che il Quirinale difficilmente manderà all’opposizione Pdl e Lega.

Resta il fatto che le prerogative del Capo dello stato teoricamente ammettono altri scenari. Ipotesi alternative che ovviamente sono state prese in considerazione: «Nel caso in cui Napolitano scelga diversamente andremo all’opposizione, noi e la Lega, che problema c’è? – dice un dirigente del Pdl al termine dell’incontro. In fondo, prosegue nel ragionamento – quanto potrà durare questo governo tecnico? Sei, nove mesi? Noi non saremo con le mani in mano…». E il ragionamento di molti, condiviso anche da Berlusconi, è che in quel caso sarebbe facile stare alla finestra e gridare al golpe contro chi, senza il voto dei cittadini è andato al governo. Quasi uno scenario favorevole, secondo il dirigente del Pdl.

L’ipotesi del voto anticipato resta però per tutti, Cavaliere per primo, lo scenario più probabile. Anzi, qualcuno ha colto nelle parole del premier l’intenzione di andare alle urne comunque, anche nel caso di una doppia fiducia alla Camera e al Senato. Infine c’è chi invece suggerisce che a Montecitorio Berlusconi non vada proprio: incassata la fiducia a palazzo Madama il Cavaliere salirebbe al Colle mostrando il voto del Senato come “arma” antigoverno tecnico e chiedendo il voto anticipato.

Nel corso del vertice si è poi affrontato il “caso” Fini: più di quello che ho fatto non potevo fare, ha detto Berlusconi ai presenti, ricordando che i finiani hanno prima fondato un gruppo, poi un partito e ora sono usciti dal governo. E’ una escalation – ha detto il premier – che non posso più accettare e alla quale è ora di mettere la parola fine».

«Il governo durerà fino al 27 marzo, quindi…». Così il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, risponde ad un giornalista che gli chiede se il federalismo rischia di non passare, visto che fra l’altro sul federalismo municipale il parere delle Camere arriverà a gennaio.

Sempre riguardo al rischio che il federalismo possa bloccarsi, Bossi prima di entrare al ristorante del Senato scherza col giornalista che gli pone la domanda e dice: «Sei un uomo morto…». Calderoli, che lo accompagna, commenta rivolto ai cronisti: «Studiatevi le leggi, così non fate queste domande a vuoto».

 

 

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