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Camera, la rivolta dei dipendenti. Dopo la pubblicazione dei loro stipendi chiedono quelli dei consulenti

E se alla «Glasnost» sugli stipendi dei dipendenti della Camera ne seguisse un’altra? Certo, l’operazione «trasparenza», approvata dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio con la conseguente pubblicazione online delle retribuzioni per qualifica, dal segretario generale al barbiere, e fasce di anzianità, è senza dubbio un passo avanti. Rispetto ai tempi in cui, solo le indiscrezioni, riuscivano a violare la riservatezza del Palazzo.

Ma loro, i dipendenti, a vedersi dare in pasto all’opinione pubblica, non è che l’abbiano presa troppo bene. Non tanto per quelle tabelle che pure accendono i riflettori su emolumenti decisamente sopra la media se non addirittura da nababbi. Quanto, piuttosto, per una lamentata disparità di trattamento rispetto ad un’altra categoria di personale la cui privacy, in tema di stipendio, continua ad essere custodita gelosamente.

Il ragionamento, sostanziato dai malumori raccolti tra i lavoratori di Montecitorio, che circolava ieri in ambienti sindacali interni è più o meno questo: «Qui tutti sono stati assunti per concorso e curriculum, al contrario dei titolari di incarichi fiduciari. E’ vero, loro decadono allo scadere della carica che li ha nominati. Ma quanti sono? E quanto costano?». Il riferimento non è ai soliti portaborse: a pagare loro lo stipendio, del resto, devono pensarci direttamente i parlamentari. Gli incarichi fiduciari in questione riguardano, invece, gli staff degli organi interni della Camera dei deputati. Quelli necessari per il funzionamento del Palazzo. A cominciare dall’Ufficio di presidenza, composto da presidente, 3 vice presidenti, 3 questori e 11 segretari. Staff i cui incarichi decadono con la carica che li nomina e che vengono retribuiti direttamente dalla Camera.

A pochi giorni dall’insediamento, una delle prime polemiche della Legislatura investì, d’altra parte, proprio lo staff della presidente, Laura Boldrini. Che, con una lettera al settimanale «L’Espresso», ne chiarì la composizione: «Uno staff di sole sette persone» i cui compensi «rientrano tutti ovviamente nella cifra decurtata del 30 per cento», chiariva La Boldrini, come da plafond dell’Ufficio di presidenza. Poi ci sono le 14 commissioni permanenti e le 3 giunte (per il regolamento, le autorizzazioni e le elezioni). Tutte con un proprio staff. Dal bilancio 2012 di Montecitorio si apprende che, a fronte di una dotazione annua di 992 milioni 800mila euro, circa 290 (il 29,2%) sono stati assorbiti dalla voce «personale in servizio». Ma quanto costano gli incarichi fiduciari? Anche su questo un’operazione «Glasnost» non guasterebbe.

La Stampa – 13 agosto 2013 

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