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Camera, liberalizzazioni secondo round: nuova valanga emendamenti

L’assalto. Quattrocento proposte di modifica dalla Lega Intervento di Monti giovedì

Un’altra valanga di emendamenti accoglie alla Camera il decreto liberalizzazioni arrivato dal Senato. Si tratta di almeno 800 emendamenti, di cui circa 400 presentati dalla Lega, 130 dall’Idv e circa 80 dal Pd. Nessuno sa il numero esatto, ma dovrebbe avvicinarsi a 900. Tra questi, ha riferito il presidente della commissione attività produttive, Manuela Dal Lago, non dovrebbero esserci novità sul nodo irrisolto del taglio alle commissioni bancarie. «Non credo proprio che ci sarà. Ho questo sentore ha osservato e d’altra parte perchè dovrebbero i partiti presentare l’emendamento? Lo farebbero fare al governo…».

Forse per questo tutti aspettano il passaggio del premier Mario Monti che giovedì pomeriggio ha annunciato un suo intervento in commissione. I deputati si aspettano che, considerata l’impossibilità di introdurre nuove modifiche a Montecitorio visti i tempi di conversione ormai strettissimi (il termine di legge scade il 24 marzo), Monti venga a prendere alcuni impegni tra i quali anche quello sul ripristino delle commissioni bancarie sui prestiti, soppresse a sorpresa al Senato.

Ieri si è fatta sentire la voce degli agenti assicurativi che hanno minacciato di non applicare l’articolo 34. «Non serve ai consumatori, al mercato, a far crescere la concorrenza e a moderare le tariffe Rc auto», afferma il sindacato nazionale degli agenti di Assicurazione. Che preannuncia l’autodenuncia collettiva degli assicuratori a non adempiere agli obblighi di confronto tra più preventivi, imposti dal decreto.

L’altro provvedimento che riprende oggi il suo cammino è quello sulle semplificazioni. L’associazione delle Autorità europee (Berec) ha protestato con la Ue. Nel mirino è la nonna che impone a Tele-com di disaggregare l’offerta di «unbundling» sull’ultimo miglio. I deputati hanno invaso il terreno dell’Authority tic, sostiene il Berec, la sola competente a decidere sulla materia. E chiede alla Ue di tutelarne l’autonomia.

Il fatto che gli obblighi di accesso alla rete sono di competenza di Agcom – afferma Berec – e stato chiaro fin dall’adozione delle regole nel novembre 2009 in base alle quali «i regolatori nazionali devono operare indipendentemente da ogni altro organismo», ciò implica che poteri e discrezione per definire la regolazione appropriata «non devono essere fissati dalla legislazione nazionale». I regolatori «hanno una ampia discrezionalità per determinare la necessità di regolare un mercato caso per caso». I regolatori Ue aggiungono che «non è la prima volta che l’integrità e l’indipendenza dei regolatori nazionali è stata minacciata dall’azione di governi nazionali o dai legislatori: in casi precedenti la commissione ha espresso le proprie preoccupazioni e preso appropriate azioni legali».

Il Mattino – 13 marzo 2012

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