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Camere di commercio, primo sì al taglio del 40%. Ok preliminare al Dlgs che le riduce da 105 a 60: accorpamento al di sotto delle 75mila imprese iscritte e mobilità per i dipendenti

La tornata di decreti attuativi della riforma Madia varati in via preliminare dal Cdm di ieri non si è esaurita con la dirigenza pubblica. Del “pacchetto” hanno fatto parte anche il riordino delle Camere di commercio, la semplificazione delle regole per gli enti di ricerca e il conferimento della «specialità» al comitato paralimpico. Con un Dlgs a testa.

Partiamo dal primo provvedimento. Che – a detta del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda – consentirà «importanti risultati in termini di efficienza, razionalizzazione e risparmio per le imprese. Un nuovo modello – ha aggiunto – in grado di dare risposte concrete alla necessità di riorganizzazione sul territorio e di definire con maggiore precisione le funzioni delle Camere». Il suo obiettivo (che peraltro era già scritto nella delega – è quello di ridurre del 40% le Camere di commercio, passando da 105 a 60 enti.Sulla base di un piano di riorganizzazione che Unioncamere dovrà scrivere entro sei mesi. Tenendo conto di due vincoli: dovrà esserci almeno una camera di commercio per Regione; andranno accorpate quelle con meno di 75mila imprese iscritte. Per alleggerire i costi di funzionamento degli enti camerali – sottolinea una nota del Mise – il decreto prevede quattro ulteriori azioni . In primis riduzione del diritto annuale a carico delle aziende del 50%. A cui si affiancherà un taglio del 30% del numero dei consiglieri e la gratuità per tutti gli incarichi degli organi diversi dai collegi dei revisori. Completa il quadro degli interventi uno snellimento del sistema attraverso l’accorpamento di tutte le aziende speciali che svolgono compiti simili, la limitazione del numero delle unioni regionali e una nuova disciplina delle partecipazioni in portafoglio.

Ieri è stata la (prima) volta buona anche per lo?«sblocca-ricerca»: è così che la ministra Stefania Giannini ha battezzato il provvedimento che dovrebbe semplificare la vita ai 21 enti di ricerca pubblici italiani. Ma che – va detto subito – ha perso per strada alcune delle misure più care ai ricercatori (la riforma dello status e del reclutamento) e agli enti stessi (l’esenzione Iva sugli acquisti di «strumentazioni e attrezzature scientifiche per esclusivi fini di ricerca» e l’eliminazione dall’imponibile Irap delle retribuzioni dei ricercatori a tempo determinato).

Passando da ciò che è saltato a ciò che è rimasto nel testo rispetto alle bozze precedenti (su cui si veda Il Sole 24 ore del 7 agosto) va citato innanzitutto l’anticipo di un anno dello sblocco del turn over di personale. Che tornerà al 100% già nel 2017 anziché nel 2018. Una misura che fa il paio con la fissazione all’80% del rapporto tra spesa di personale e finanziamento pubblico: solo chi si colloca al di sotto può assumere. Nei limiti dei fabbisogni da indicare nei nuovi Piani triennali di attività.

Degna di nota è inoltre la riduzione da cinque a tre anni del vincolo di prima assegnazione del personale di ruolo.Una misura che punta esplicitamente a incentivare la mobilità degli scienziati insieme ai congedi di un anno ogni cinque per ricercatori e tecnologi che vogliono recarsi all’estero per motivi di studio o di ricerca. Tra le parole chiave utilizzate dal Miur per commentare i contenuti del Dlgs spicca anche il «merito». Grazie a una doppia agevolazione. Da un lato, viene previsto che ogni ente possa utilizzare lo 0,5% della spesa per il personale per istituire dei premi biennali (pari al 20% del trattamento retributivo)per gli studiosi che hanno ottenuto risultati di eccellenza nei settori di competenza.?Dall’altro, viene introdotta la chiamata diretta fino al 10% dell’organico di ricercatori e tecnologi per le professionalità italiane o straniere «dotati di altissima qualificazione scientifica». Senza dimenticare le semplificazioni della rendicontazione delle missioni, dall’addio al ricorso obbligatorio al mercato elettronico per gli acquisti di attrezzature scientifiche, all’eliminazione dei controlli preventivi sui contratti per esperti e collaboratori professionali. Tutte misure che dovranno ora superare il vaglio delle commissioni parlamentari prima di fare ritorno, come accadrà anche per gli altri decreti approvati ieri, a Palazzo Chigi per l’ok definitivo.

Il Sole 24 Ore – 26 agosto 2016 

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