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Campania, emergenza stipendi dopo sentenza Consulta. Caldoro al lavoro. L’Asl 3 diffida la banca

È allarme rosso per le Asl della Campania. Ieri il presidente della Regione, Stefano Caldoro, ha lavorato a Roma per scongiurare il rischio del blocco degli stipendi dei circa 14mila dipendenti delle aziende sanitarie e ospedaliere. Un pericolo acceso dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima la non pignorabilità dei beni delle Asl che era stata prevista per le Regioni in rosso, autorizzando i creditori a battere cassa.

Il deficit sanitario in Campania è passato dai 773 milioni del 2009 ai 119 milioni dello scorso anno, arrivando al pareggio di bilancio nel 2013, come annunciato nelle settimane scorse nel corso drl convegno di Napoli con la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. Ma l’effetto della pronuncia della Consulta potrebbe far tremare il percorso di risanamento e generare nuovi contenziosi.

Dalle Asl, che si sono viste la cassa bloccata, è arrivata la fermezza di ribadire che le risorse destinate agli stipendi dei dipendenti non possono essere pignorate in base alla legge 67/1993, che garantisce l’impignorabilità dei fondi a destinazione vincolata essenziali per l’erogazione dei servizi e di cui la Corte costituzionale ha confermato la validità. Per le emergenze, le Asl ricorreranno alle anticipazioni di cassa, ma da agosto – sostiene Caldoro – il rischio di mancata corresponsione degli stipendi potrebbe diventare reale. Il blocco mette in pericolo anche i pagamenti correnti sia per i farmaci sia per i centri accreditati.

Una situazione incandescente che ha spinto il direttore generale della Asl Napoli 3, Maurizio D’Amora, a presentare una diffida al tesoriere per mancato rispetto degli obblighi di legge sulla impignorabilità delle risorse che devono garantire l’assistenza ai cittadini. Con propria delibera, il manager ha comunicato che ha bisogno di una disponibilità di cassa pari a 88 milioni mensili. La banca, invece, ha pignorato tutte le risorse esistenti.

«Sono d’accordo con il presidente Caldoro – sottolinea D’Amora – che ha lanciato un opportuno grido di allarme, e che si sta prodigando nel confronto con il Governo per risolvere la questione. Qui la situazione rischia di diventare davvero esplosiva. Perciò ho diffidato la banca. Ho comunicato la mia decisione anche al presidente Caldoro, nella sua qualità di commissario alla Sanità, al prefetto, perché si rischia una interruzione di pubblico servizio, e al procuratore della Repubblica, a cui ho chiesto un apposito incontro per sottolineare che eventuali anticipazioni di cassa sono a costi più elevati, e non è certo possibile caricarli sulla Asl in presenza di comportamenti contro la legge

Quotidiano sanita – 26 luglio 2013 

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