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Camusso e Cgil in piazza. «Politica fallimentare. Cambiare legge stabilità»

La piazza, soprattutto laddove sono assiepati i metalmeccanici della Fiom, chiede lo sciopero generale. Susanna Camusso, dal palco, prende tempo: «Torneremo in strada il 14 novembre con il sindacato europeo in tutte le capitali. Adesso discuteremo con Cisl e Uil per decidere se ci sarà anche lo sciopero».

Si è conclusa così la manifestazione nazionale di ieri della Cgil a Roma intitolata «Prima di tutto il lavoro». Una giornata segnata dall’ennesimo j’accuse della pasionaria del sindacato contro il governo Monti: «La politica del rigore non solo ha fallito, ma è la grande colpevole delle difficoltà di questo Paese. La legge di Stabilità va cambiata. Per fare questo disastro non c’era bisogno di un governo di professori».

Dalla mattina sono sfilate lungo il chiassoso e pacifico corteo decine di migliaia di persone giunte da tutta Italia. Fino ad arrivare a San Giovanni. Molta gente, sì, ma non quelle folle sterminate che in altre occasioni in passato hanno riempito la piazza preferita dal sindacato. C’erano delegazioni di centinaia di aziende ed enti in crisi: dalle tute blu della Fiat ai colletti bianchi delle banche (gli istituti di credito minacciano 35 mila esuberi in tutta Italia); dai dipendenti comunali che rischiano di restare senza stipendio (quelli di Alessandria, «che a fine mese non prenderanno un euro per colpa dei tagli del governo e della cattiva amministrazione», ha spiegato Susanna Camusso) agli impiegati Inps dichiarati in esubero; dagli «eterni cassintegrati» (come si definiscono loro stessi) di Alitalia, agli addetti delle aziende sparse nel Paese, rimasti senza lavoro o sul punto di perderlo. E, a rendere più viva la piazza, anche tantissimi giovani.

Susanna Camusso sul palco prima di parlare ha ballato sulle note di Bella Ciao arrangiate da Enzo Avitabile, poi ha cantato una versione rock dell’Inno di Mameli insieme a Eugenio Finardi. Quindi, dopo aver ricordato la ragazza uccisa a Palermo dall’ex fidanzato della sorella («Le nostre bandiere sono listate a lutto per l’ennesimo femminicidio»), è andata all’attacco. «Le politiche adottate sono sbagliate, si è scelto di investire nella finanza invece che nella produzione e nell’industria. La responsabilità è dei governi che negli anni hanno guardato da un’altra parte e di chi nega e dice che non debba esserci un intervento pubblico. Oggi è tempo di scegliere. Se il tempo continua a passare, ogni giorno ci sarà qualche speranza in meno». E, ancora: «La luce in fondo al tunnel c’è se ogni giorno curiamo e difendiamo il lavoro, altrimenti il Paese non si salva. In Italia bisogna difendere la legalità e la trasparenza. Il governo ha condizionato il presente e se con la legge di Stabilità crede di condizionare anche il futuro, noi lo impediremo». E poi un passaggio anche sulla legge anticorruzione: «Si reintroduca il falso in bilancio. Il governo non può essere tanto forte con i deboli e poi tirarsi indietro sulla corruzione. C’è troppo rigore per i lavoratori e troppe cortesie per i corrotti».

Pier Luigi Bersani (Pd), Antonio Di Pietro (Idv) e Nichi Vendola (Sel) hanno mandato messaggi di appoggio alla manifestazione, mentre al corteo hanno preso parte, fra gli altri, Paolo Ferrero, leader di Rifondazione, e Guglielmo Epifani, ex numero uno della Cgil. Piccolo incidente diplomatico invece con la Cisl. «C’era una manifestazione? Non me ne ero accorto», ha detto in mattinata Raffaele Bonanni, segretario generale del sindacato di via Po. Nel pomeriggio però ha corretto il tiro: «Non c’era alcuna venatura polemica nelle mie parole. Io ho solo detto di non aver incrociato nessuna manifestazione stamattina per le strade di Roma, ma rispetto chiunque protesti». In serata il commento del ministro del Welfare, Elsa Fornero: «Rispetto per la manifestazione, ma i temi del lavoro sono al centro delle nostre politiche».

Corriere della Sera – 21 ottobre 2012

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