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Camusso: “I giovani precari hanno bisogno di diritti non di promesse. Ricevere i rider non significa aver accolto le loro richieste. Il salario minimo non basta”

«Smettetela di chiamarli lavoretti, finché si continua a dare questa definizione si dà per scontato che quello non è lavoro e quindi ci sono trattamenti diversi. Invece sono attività che rappresentano il lavoro per tante persone. E generano tanti profitti per poche altre » . Così ieri Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha descritto la nuova frontiera della “ gig economy” vista dal sindacato. Nell’incontro perRepubblica delle Idee, con il vice direttore di Repubblica, Sergio Rizzo, il capo della redazione bolognese, Giovanni Egidio e il rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini. Camusso ha avuto parole severe per il nuovo ministro Luigi Di Maio, che ha incontrato i “rider”, fattorini del cibo a domicilio governati dagli algoritmi delle piattaforme come Just Eat. « Vorrei che non si confondesse il fatto che si fanno incontri con l’esistenza di aperture – ha detto Camusso – per dire che c’è stata un’apertura devono essere state fatte delle proposte per affrontare il tema dei diritti. Invece sento agitare esclusivamente il tema del salario minimo che non è il riconoscimento di diritti, anche se c’è una questione salariale. La prima risposta da dare è quella di un contratto, dei diritti, delle regole » . Per Camusso il contratto di governo tra Lega e M5S «contiene poche righe sul lavoro e in gran parte sbagliate, se l’unica idea che viene formalizzata è il ritorno al voucher siamo molto lontani dalla strada dei diritti». Anche Amazon, spesso letta come una grande innovazione, per chi ci lavora è, nelle parole della sindacalista «una gigantesca catena di montaggio improntata sullo sfruttamento e questa non è modernità ». Di fronte al tema della diminuzione del lavoro in carico all’uomo, introdotto da Rizzo guardando a una « redistribuzione sociale del profitto delle macchine » , il rettore Ubertini sottolinea l’esigenza di investire sulla conoscenza e sull’università, « liberandola dai vincoli che impediscono di assumere » . Un importante investimento sarebbe per Camusso quello di assunzioni nella pubblica amministrazione. «Abbiamo l’età media più alta di impiegatiha detto Camusso – ma io e i miei coetanei non rappresentiamo il futuro, ma ciò che è stato. Bisogna assumere giovani con concorsi trasparenti».

repubblica – 11 giugno 2018

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