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Camusso: le assunzioni sono figlie dei bonus, non del Jobs act. La leader Cgil alla Confindustria: i contratti di lavoro vanno rinnovati. Cambiare la Fornero

«Non credo sia possibile convincere la Cgil di aver sbagliato: è lo strumento del Jobs act che è sbagliato. Le nuove assunzioni non sono figlie dell’abolizione dell’articolo 18, ma della decontribuzione e del fatto che per molti anni non ci sono state assunzioni». Susanna Camusso, leader della Cgil, continua ad attaccare il governo Renzi che «non ha programma per portare l’Italia fuori dalle secche».

E lo fa parlando da Palazzo Vecchio a Firenze a chiusura delle «Giornate del Lavoro», tre giorni di incontri e dibattiti tra presente e futuro. La Cgil guarda avanti: vuole sfidare Confindustria «al rinnovo dei contratti per aumentare gli stipendi, che sono crollati», e chiede all’esecutivo di interrompere «le norme per cacciare i lavoratori» e stimolare, invece, «la creazione di nuova occupazione per fare ripartire i consumi». E rivolgendosi ai cugini di Cisl e Uil, Camusso propone: «Basta litigi: costruiamo una nuova stagione, apriamo un cantiere subito e presentiamo una piattaforma unitaria con idee e progetti per riorganizzare il sistema». Poi chiede di «cambiare la legge sulle pensioni e sul Fisco perché fino a oggi il sistema produttivo ha scommesso solo sulla riduzione dei costi». Purtroppo «il governo è andato in direzione opposta e non ha un’idea sulle politiche attive», aggiunge. Spostando il discorso sulla Fiat, al direttore del Sole 24 Ore , Roberto Napoletano, che le fa notare che aumenta il numero di auto vendute, il segretario della Cgil replica: «Meno male. Noi non ci siamo mai augurati che un’azienda fallisca o non venda, ma ribadiamo che è stato un errore escludere la Fiom. Marchionne, però, assume perché Obama ha finanziato la Chrysler e ha posto vincoli alle imprese. Quindi vorrei che le cose che fa Obama, le facessimo anche qui in Italia». Camusso fa anche autocritica: «Sui giovani potevamo fare di più, ma anche il Paese». E sulla scuola dice «no al preside sceriffo» perché «non si allevano robottini: servono, invece, per i professori parametri oggettivi di valutazione da inserire in un accordo sindacale».

Francesco Di Frischia – Il Corriere della Sera – 15 giugno 2015 

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