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Cancellati dal codice decine di reati. Trentamila processi in meno. Dall’ingiuria al contrabbando di tabacchi, oggi parte la depenalizzazione

Francesco Grignetti. Depenalizzazioni, ultimo atto. Il governo trasforma oggi per decreto una serie di reati minori da materia penale a questioni amministrative. Per dirne una, l’ingiuria (articolo 485 del codice penale: chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente) non sarà più un reato con i canonici tre gradi di giudizio, ma un veloce procedimento amministrativo che porterà a multe fino a 8mila euro se ingiuria semplice, fino a 12mila se aggravata.

La depenalizzazione interesserà quei reati che già ora non venivano puniti con il carcere, ma solo con una multa. Saranno trasformati in illeciti amministrativi, con sanzione pecuniaria immediatamente eseguibile. Se il reato avrà la forma aggravata, però, non c’è depenalizzazione.

Un caso su cui gli avvocati s’interrogano, ad esempio, è il contrabbando di tabacchi. Se «lieve», potrà essere risolto con una multa. Se «grave», resta reato. Viene depenalizzata anche la coltivazione di piante proibite, tipo la cannabis, ma solo nel ristretto caso di quegli enti di ricerca (alcuni istituti universitari e l’Istituto farmaceutico militare di Firenze) che siano stati autorizzati dal ministero della Salute per la produzione a scopo terapeutico.

Altro esempio è la guida senza patente. S’intende quando la patente non è mai stata conseguita, oppure è stata revocata, o ancora quando uno straniero sia trovato alla guida con la patente del suo Paese ma non riconosciuta in Italia: si passa da una multa comminata dal giudice penale fino a 9mila euro, a una multa amministrativa fino a 30mila euro che va pagata subito, salvo vedersela con Equitalia. Ciò accadrà soltanto alla prima infrazione; per i recidivi, scatterà anche la denuncia penale. E qui si parla di guidatori che non hanno causato danni. Se si causa un omicidio stradale, essere senza patente è una seria aggravante. Non c’entra nulla il caso di chi si trovi con la patente scaduta; rischia una mini-multa da 159 a 639 euro.

Come ormai ampiamente noto, la depenalizzazione non riguarda il reato di immigrazione clandestina. Il governo vuole pensarci bene e riscrivere il reato, non semplicemente abolirlo. Abrogati invece alcuni reati molto particolari tipo l’appropriazione di cose smarrite o di un tesoro; l’appropriazione di parti comuni da parte di un comproprietario; la falsità in scrittura privata; la falsità in foglio firmato in bianco.

Secondo stime del ministero della Giustizia, la depenalizzazione interesserà circa 30mila procedimenti l’anno, pari a un 2,5% di quelli all’attenzione dei gip. È esclusa dalla depenalizzazione, infatti, una larghissima serie di reati che abbia a che fare con l’urbanistica, l’ambiente, gli alimenti, la salute, la sicurezza pubblica, i giochi d’azzardo, le armi, il finanziamento ai partiti, la proprietà intellettuale. «Desta rammarico – dice Mirella Casiello, presidente dell’Organizzazione unitaria dell’avvocatura – l’esclusione di ampie categorie di reati previste dal codice penale, in particolare la fattispecie delittuosa relativa all’ingresso e soggiorno illegale sul territorio dello Stato».

La Stampa – 15 gennaio 2016 

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