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Cani e gatti avvelenati anche con pezzi esplosivo: allarme veterinari

Cani e gatti avvelenati. L’allarme lo lancia l’Ass 6 settore veterinario, dopo che in questo ultimo perido c’è stata una recrudescenza di avvelenamenti di animali. Polpette avvelenate, carne macinata con dentro pezzi di vetro, veleno nell’acqua e addirittura piccoli pezzi di esplosivo.

Una situazione sempre più a rischio che ha indotto il responsabile del servizio, il veterinario Enzo Re, a correre ai ripari. Non solo. Ci sono in provincia alcune zone in cui le morti di animali sono più frequenti ed è in quelle che vengono potenziati i controlli.

«I segnali che gli avvelenamenti volontari o accidentali sono in aumento anche in questa provincia – spiega il responsabile – sono evidenti, anche se non ci sono grossi numeri. C’è da aggiungere che parecchie persone quando il cane o il gatto muoiono in maniera improvvisa, non vanno dal veterinario per un accertamento». Questo significa che i numeri dell’Istituito Zooprofilattico di Pordenone sono decisamente al ribasso per la mancanza di segnalazioni.

«L’avvelenamento di un animale – va avanti Re – può avvenire essenzialmente in due modi: accidentalmente per assunzione di alimenti o acqua contenenti sostanze tossiche, esche o bocconi destinati al controllo di animali nocivi o dolosamente per immissione intenzionale di esche per sbarazzarsi del cane o del gatto del vicino per i più svariati motivi. Purtroppo le esche avvelenate possono colpire qualsiasi animale, anche molto tempo dopo la loro deposizione e rappresentano una minaccia continua nel tempo, ma sono anche rischiose per la salute pubblica visto che anche i bambini piccoli nella loro curiosità mangiano di tutto».

Proprio per evitare problemi e tenere sotto controllo gli avvelenamenti ci sono procedure, certificate in una ordinanza ministeriale. Intanto c’è il divieto per chiunque di preparare, detenere e utilizzare in modo improprio esche e bocconi avvelenati o comunque nocivi perché contengono vetri, plastiche, metalli o materiale esplosivo. Il veterinario che sulla base di una sintomatologia conclamata emette una diagnosi di sospetto avvelenamento deve comunicarlo al sindaco e al servizio veterinario dell’Ass 6 e inviare i campioni biologici all’Istituto zooprifilattico per definire la diagnosi e fornire elementi utili ad identificare la sostanza. Il sindaco apre un’indagine e il prefetto deve attivare un tavolo di coordinamento per la gestione degli interventi e monitorare il fenomeno.

Gazzettino.it – 28 aprile 2012

 

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