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I cani più abbandonati? Quelli di razza. Visti come oggetti, mentre i bastardini vengono scelti

Labrador lasciati per strada. Beagle «dimenticati» alle stazioni di servizio. Intere cucciolate abbandonate davanti alle porte di ingresso dei canili. Per molti queste sono scene dell’altro mondo. Inimmaginabili. Ma non per tutti.

Perché, se da un lato le associazioni che si occupano di animali riconoscono che le campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani negli ultimi anni hanno avuto risultati anche buoni, dall’altro, ammettere che il fenomeno non esista più è impossibile. Questione di sensibilità. C’è chi vede Fido come un componente della famiglia e chi considera gli animali solo dal punto di vista della loro utilità. «Come bestie da guardia o da caccia che quando non vanno più bene conviene buttare via» spiega Piera Rosati, presidente della Lega del cane.

Statistiche purtroppo non ce ne sono. I dati più affidabili sono quelli del Ministero della Salute che quantificano gli ingressi nei canili sanitari che si verificano ogni anno. Nel 2011 sono stati poco più di 104mila. Ma questa è pur sempre una cifra arrotondata per difetto e che non tiene conto di tutti quegli animali che muoiono subito dopo l’abbandono o sono adottati per vie non ufficiali. Senza passare dal canile, insomma. «L’attenzione per il problema varia molto da zona a zona – osserva ancora Rosati -. Purtroppo nel Sud le istituzioni, a partire dai Comuni, che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi in materia di tutela degli animali spesso non fanno il loro dovere. Ma se non arriva il buon esempio dall’altro allora tutti fanno come vogliono: tanti padroni non si prendono cura dei cani, non li sterilizzano, questi si accoppiano, si riproducono e alla fine nascono dei cuccioli lasciati al proprio destino. In questo senso, oggi, il fenomeno dell’abbandono esiste ancora».

La maggior parte dei cani di cui certi padroni preferiscono sbarazzarsi sono di razza. Boxer, beagle, chihuahua, magari ricevuti in dono a Natale o per il compleanno, coccolati da cuccioli ma che una volta cresciuti diventano difficili da gestire. «Cani che uno non si è scelto ma si è ritrovato per caso. Cani oggetto. E’ raro che gli abbandoni si verifichino nei casi di esemplari provenienti dai canili. Lì il padrone stabilisce una relazione con l’animale che non vuole interrompere per nulla al mondo» racconta Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali.

Abbandoni frutto di scelte consapevoli e abbandoni non voluti ma obbligati. Oggi ci sono anche questi. Le chiamano «cessioni». Con la crisi, tanti non riescono più a mantenere i propri animali. E se poi arriva lo sfratto, l’addio è quasi assicurato. «Molti enti che danno un tetto a chi resta senza casa non ammettono animali – dice Rocchi -. Così tanti ci portano i loro cuccioli. Con le lacrime agli occhi»

La Stampa – 17 agosto 2013 

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