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Cansiglio. Furto al caseificio: rubate mille forme di formaggio. Il danno fra i 40 ed i 50 mila euro: si tratta di una produzione biologica di alta qualità

I ladri decuplicano. Tre anni fa avevano rubato al centro caseario del Cansiglio, in Val Menera, 116 forme di formaggio. Ieri notte, invece, ne hanno sottratte più di mille. Nessuno ha sentito niente, eppure deve essere stato usato un camion. Sconcerto fra gli allevatori dell’altopiano e, in particolare, da parte del presidente Mirco Breda e del suo vice Oberdan Bona che è anche vicesindaco di Tambre.

Il danno potrebbe essere fra i 40 ed i 50 mila euro; si tratta di una produzione biologica, per cui i formaggi sottratti sono di alta qualità, come il “Dolada”. Il caseificio lavora il latte a Tambre e in Val Menera ha un grande magazzino; la produzione sottratta è l’equivalente di circa due mesi di lavoro.

Il centro caseario, piccolo ma tra i più rinomati del Veneto, raccoglie da mezza dozzina di grandi stalle dell’altopiano e dell’Alpago 50 quintali di latte al giorno, circa 5000 litri, e rifornisce delle sue ottime specialità mezza regione, comprese anche alcune latterie più rinomate, come la Soligo. I gestori di Val Menera si sono precipitati ieri mattina dai carabinieri per denunciare il fatto, e subito sono scattate le indagini. La zona è scarsamente abitata: a un centinaio di metri dal magazzino si trova un’azienda agricola con agriturismo, mentre a un km c’è Pian Osteria, con due ristoranti ed alcune abitazioni. Nessuno però si è accordo di nulla.

Nell’estate del 2012, quando furono asportate 116 forme, erano stati notati nei giorni precedenti al furto dei nomadi, ma quell’episodio rimase senza paternità. Questa volta dovrebbe essere meno difficile l’individuazione dei responsabili, perché il mezzo di trasporto è più visibile e sul posto dovrebbe aver operato più di una persona. Ogni pezza di formaggio, infatti, pesa dai cinque ai sette kg, quindi non è possibile portarne numerose insieme. Anche i tempi della sottrazione non dovrebbero essere stati brevi. Breda, Bona, gli altri dirigenti dell’azienda e gli allevatori non si rassegnano, anche perché il mercato presenta una domanda molto interessante, tra l’altro diversificata. (fdm)

Il Corriere delle Alpi – 21 aprile 2015 

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