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Caorle. Veronese 46enne punto al largo da un pesce ragno e colpito da choc anafilattico. Lo salva l’intervento della Capitaneria di Porto

Era in barca a vela con moglie e quattro figli, ha pescato una tracina (pesce ragno) ed è andato in choc anafilattico toccandone gli aculei velenosi. Un veronese di 46 anni venerdì pomeriggio ha rischiato la vita al largo tra Bibione e Caorle. Un dolore fortissimo alla mano di primo acchito, poi l’indolenzimento a tutto il braccio: non riusciva a respirare e la pressione andava giù velocemente.

La moglie ha lanciato l’sos alla Capitaneria di Porto di Caorle alle 14.10 e nel giro di un’ora i militari hanno rintracciato la barca al largo e portato l’uomo a terra, dove lo aspettava un’ambulanza del Suem. Mentre il padre veniva trasportato in ospedale, moglie e quattro figli tra i 6 e i 16 anni erano in barca senza sapere come manovrarla per tornare a terra. Il gommone dell’Ufficio circondariale marittimo di Caorle, guidato dal comandante Sandy Ballis, è quindi tornato al largo per aiutare la famiglia a rientrare.

È l’ennesimo episodio di bagnanti punti dalle tracine o pesci ragno, questa estate nel litorale Veneto. A Jesolo il mare è stato infestato da questi pesci, che hanno una pinna dorsale ad aculei capaci di iniettare un veleno potente, responsabile di dolori lancinanti. Vivono prevalentemente sul fondale ed è facile pestarli per sbaglio o, a pesca, pungersi mentre li si libera dall’amo. Ed è quello che è accaduto al veronese, che per un’allergia al veleno ha rischiato la vita a 12 miglia dall’imbocco del porto di Carole. La tempestività del soccorso in questo caso è fondamentale per somministrare velocemente antistaminici o cortisonici ed evitare l’arresto cardiaco. Decine di bagnanti non allergici sono stati punti quest’estate sulle coste venete, tanto che l’Usl 10 del Veneto Orientale ha messo sulla sua sulla sua pagina Facebook i consigli per intervenire: fa un male da morire il veleno, ma è termolabile, cioè si distrugge col calore, quindi è consigliabile immergere la parte punta in acqua calda a 50 gradi per almeno un’ora. Anche acqua di mare o sabbia calda funzionano. Mai applicare ghiaccio, acqua fredda, alcol o grattarsi, così si propaga la tossina.

L’Adriatico si è popolato nelle ultime settimane anche di meduse velenose di numerose varietà e qualche giorno fa ne ha fatto le spese un veneziano che, con la muta da sub, è incappato in un banco fitto che lo ha urticato. Nonostante la muta, ha passato la notte tra convulsioni e febbre a 40. «Non le avevo mai viste prima, quelle specie», ha raccontato.

Monica Zicchiero – Il Corriere del Veneto – 28 agosto 2016 

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