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Capua in lista: «Non temo virus della politica. Volevo andarmene»

«Il mancato trasferimento alla Torre ha pesato sulla mia scelta. Non avrò una maglietta di partito lavorerò per la ricerca veneta e del Paese». Ilaria Capua, classe 1966, scienziata di fama internazionale, virologa di fama internazionale, dirige il Dipartimento di Scienze biomediche comparate dell´Istituto Zooprofilattico delle Venezie, capolista alla Camera circoscrizione Veneto 1 nella civica per Monti.

Cosa ha pensato quando l´ex premier l´ha contattata?

Ad uno scherzo.

Racconti.

Era il 6 gennaio, con le mie amiche eravamo a Montegrotto a fare il Befana-day, una nostra usanza: lasciamo a casa mariti e pupi e ci regaliamo qualche massaggio. Ad un certo punto l´estetista mi chiama dicendo che il cellulare, che avevo lasciato in modalità silenziosa, continuava ad illuminarsi. Ho pensato: ma chi vuoi che mi chiami il giorno della Befana a mezzogiorno. Più tardi, quando l´ho preso in mano c´era un messaggino: «Sono Mario Monti, vorrei parlarle con urgenza, grazie e scusi». Ho richiamato, era lui.

Conosceva già Monti?

No.

Ne ha parlato con qualcuno?

Mio marito mi ha subito incoraggiata. Poi il governatore Zaia che è stato un signore con la “s” maiuscola, mi ha detto di capirmi e che la situazione Torre della ricerca si sarebbe allungata. E poi il sindaco di Padova Zanonato di cui ho grandissima stima.

Quanto nella sua decisione di entrare in politica ha pesato lo stallo del trasferimento alla Torre della ricerca?

È tutto fermo, non c´è un accordo scritto a livello scientifico, neppure tra Izs e Fondazione. Zaia ha fatto tutto quello che ha potuto, ma anche lì c´è un po´ di confusione. Io sto attraversando un momento molto difficile all´Istituto, messa in mezzo alla battaglia, con tutto il clamore e cose che mi hanno molto ferito. E quindi non lo nascondo: stavo pensando di andare via almeno un anno. Con mio marito stavamo scandagliando alcune possibilità per andarcene a settembre con l´inizio del nuovo anno scolastico di mia figlia. Ero pronta al cambiamento, poi è arrivata la telefonata di Monti.

Si dimetterà dall´Istituto?

Intendo continuare a seguire alcuni progetti internazionali ed essere di supporto ai miei 70 collaboratori, bravissimi.

Altri l´avevano interpellata?

Italia Futura già da tempo, poi l´ex governatore Galan.

Perchè Monti sì e Montezemolo e Galan no?

Perché non voglio alcuna maglietta politica, non m´interessa la vita di partito e non ho intenzione di fare il politico di professione. Prendo una parentesi, faccio un “bagno” in un mondo per perseguire gli stessi obiettivi del giorno prima da un altro punto di vista.

E qual è il suo obiettivo in Parlamento?

L´Italia è ferma per tutta una serie di motivi, tra cui il fatto che la ricerca fatica ad essere competitiva. E non perché non abbiamo le teste, visto che le esportiamo, ma perché non sono supportate in modo adeguato. Purtroppo ci si ricorda della ricerca solo quando capita una disgrazia in famiglia o c´è un caso nazionale come l´Ilva di Taranto da bonificare. La ricerca non è una cosa da gestire a spot, una strategia competitiva deve essere asse portante di un Paese. Io mi sento come un alfiere con lo sguardo al futuro, perché senza ricerca non si va da nessuna parte.

In che modo?

Vorrei far partire spirali positive abbattendo i nodi e i colli di bottiglia, lavorare per entrare a far parte di cordate europee, essere interlocutori credibili dove si decidono le politiche della ricerca internazionale. La mia idea è di trasformare l´attenzione alla ricerca non in un hobby, ma in un obbligo.

Perchè è così difficile?

Come si fa a pretendere che chi ha formazione da avvocato, filosofo, letterato conosca i nodi che frenano la politica della ricerca. Nei Paesi avanzati dal punto di vista tecnologico come Cina e Giappone ci sono ricercatori in Parlamento. Angela Merkel è laureata in fisica, Margaret Thatcher in chimica. Io i nodi li conosco perché ci sbatto la testa ogni giorno, so i limiti del sistema italiano e come funziona altrove. A volte è questione di una parola. Prendiamo la storia dell´Imu che grava sugli Istituti di ricerca perché la parola “ricerca” non ce l´ha messa nessuno. La metterò io, sgraveremo il no-profit dall´Imu, prometto.

Non teme il contagio dei virus della politica?

Ho un lavoro, una rispettabilità internazionale, per me andare a Roma è solo una complicazione. E ho già mostrato di essere impermeabile alla Casta. L´Oms, Organizzazione mondiale Sanità, capo supremo nel mio campo, mi aveva chiesto di depositare la sequenza virale dell´influenza aviaria in un data-base ad accesso limitato. Mi sono rifiutata ed è il passo che mi ha reso conosciuta a livello mondiale.

Ha un modello a cui ispirarsi?

Forse la mia decisione è stata influenzata anche dalla scomparsa di Rita Levi Montalcini. Non ho assolutamente la pretesa di sostituirmi a lei, un premio Nobel che ha fatto moltissimo per la credibilità della ricerca italiana, le donne nella ricerca e il mondo umanitario. Ma posso essere una testimonianza di continuità con questo progetto.

Il Giornale di Vicenza – 13 gennaio 2013

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