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Carenza di medici, mossa a sorpresa del Veneto: 400 tra specializzandi e dottori di base da assumere. Rischio impugnazione, il dg Mantoan: «Coscienti della forzatura»

Crisi dei camici bianchi: via libera della Regione a oltre 400 assunzioni. Con un voto a sorpresa e all’unanimità, ieri pomeriggio l’assemblea legislativa della Regione Veneto ha varato un pacchetto di quattro provvedimenti che puntano a tamponare la crescente emorragia di camici bianchi nelle strutture ospedaliere. E si tratta di novità assolute, come l’assunzione a tempo determinato degli specializzandi in medicina negli ospedali (di fatto un percorso formativo alternativo a quello ministeriale) e l’ingaggio di medici di base per trattare i casi meno gravi in Pronto Soccorso. In totale si stima l’assunzione di almeno 400 addetti. «Emendamenti provocatori», è giunto a definirli Palazzo Balbi, quartier generale della Giunta, aspettandosi già un ricorso alla Corte Costituzionale. Ma tant’è: per ora l’inaspettata mossa è legge, visto che in serata il Piano socio sanitario regionale di cui fa parte il piano di assunzioni è stato approvato con 26 favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto. Sempre in tema, è stato anche approvato a maggioranza un ordine del giorno che invita la Giunta ad attivarsi per sollecitare l’innalzamento dell’età pensionistica per i camici bianchi disponibili a lavorare anche dopo i 65 anni.

Le misure. Tre le strade individuate dalla maggioranza. La prima è l’assunzione a tempo determinato, da parte della Regione, degli specializzandi, che lavorerebbero in corsia retribuiti con regolare contratto (e dunque con contributi) al fianco dei colleghi che si sono aggiudicati la borsa di studio nazionale o regionale. Il loro tempo verrebbe suddiviso tra la teoria (30%) e la pratica lavorativa (70%). La seconda è l’assunzione da parte delle Usl di medici di medicina generale da impiegare per la gestione dei codici bianchi e dei codici verdi nei reparti di pronto soccorso (gli specialisti verrebbero così liberati per le vere emergenze) e la copertura delle guardie notturne e festive. La terza è l’attivazione di contratti libero-professionali per garantire le prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza. Sono poi previsti incentivi per i medici che accettano di lavorare nelle sedi disagiate, come la montagna (il Piano ribadisce la specificità del Bellunese, del Polesine e dell’area lagunare).

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