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Carenze di medici e vuoti sanitari esito di un passato di tagli continui. La riduzione del numero degli ammessi alle specialità ha prodotto la mancanza di dottori specializzati negli ospedali veneti 

La sensazione è quella di una tempesta perfetta. Gli oscuri presagi delle Cassandre che ormai più di dieci anni fa dicevano che in tempi brevi il Veneto sarebbe stato a corto di medici stanno puntualmente prendendo forma. Questo vuoto sanitario ha infatti radici ben piantate nel passato: un passato fatto di tagli su tagli (ministeriali) al numero di studenti ammessi al corso di laurea in Medicina, tagli alle borse (cioè i posti disponibili) degli specializzandi. E poi ci sono i pensionati.

Quando un paio di lustri fa ci si affacciava alla questione carenza di specialisti della sanità, la classe medica veneta aveva un’età media di 55/58 anni. Ebbene, queste persone ora hanno appeso il camice al chiodo e hanno lasciato il posto. E quelle poltrone sono rimaste vuote. Non da ultimo mettiamoci dentro pure lo strisciare di quella serpe chiamata medicina difensiva che in molti casi ha reciso il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Che ci azzecca? Per intraprendere alcuni percorsi della Medicina, dalla Ginecologia all’Anestesia e Rianimazione, fino all’Ortopedia, è necessario spesso aprire assicurazioni extra, che costano. Fatalmente sono stati quei concorsi i primi a finire deserti. I ginecologi veneti arrivarono a scioperare. L’agitazione era stata indetta proprio per protestare in merito alla questione del contenzioso medico-legale che obbliga i medici a pagare assicurazioni carissime contro “la colpa grave” e la difficoltà a individuare società che possano garantire una tutela assicurativa agli specialisti. Basti ricordare poi quando una manciata di anni fa esplose il caso delle compagnie assicurative che garantivano per gli ospedali veneti, con le gare non aggiudicate, le tariffe che schizzavano verso l’alto a causa dell’elevata litigiosità medico-paziente. Al caos mise una pietra sopra (economica) l’ex segretario Domenico Mantoan, con le autoassicurazioni ospedaliere. Ma qualcosa nella sacra fiducia reciproca che ci deve essere tra chi cura e chi viene curato si è rotto. Questi sono tutti mattoncini che hanno costruito un muro di impedimenti che sta diventando invalicabile. Dopo la grande crisi delle scuole di specialità con la corsa della Regione Veneto a chiedere a Roma più posti per studenti e specializzandi le stesse Cassandre avevano detto: «È troppo tardi». Ma perché? Per formare un medico nella migliore dell’ipotesi ci vogliono almeno dieci anni. Le maglie nella formazione si stanno allargando lentamente, troppo lentamente per arginare l’emorragia. Il vecchio caso delle scuole di specialità, con la guerra di campanile tra Padova e Verona, che si son litigate per mesi Cardiochirurgia, Reumatologia e Dermatologia, al netto della battaglia intestina, fece proprio emergere il problema della scarsità di borse per gli specializzandi. Pareva solo una questione di vicinato. Tra Padova e Verona finì con un pareggio osannato da tutti, ma la manciata di posti in più ha fatto salvar la faccia, ma non ha risolto evidentemente il problema. Però quegli esperti della sanità in una cosa avevano sbagliato. Non avevano previsto che la situazione nelle corsie degli ospedali sarebbe stata talmente grigia da convincere parte del personale a traslocare nella medicina privata. A fronte di questo vanno avanti a tambur battente i cantieri per la costruzione dei nuovi ospedali. A suo tempo nelle corsie degli ospedali si sibilava una frase ora più attuale che mai: «Prima di pensare alla barca è meglio trovare i marinai»

Il Mattino di Padova

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