Breaking news

Sei in:

Cari dipendenti pubblici, sognatevi i rimborsi della Consulta. Dopo la sentenza arriveranno pochi spiccioli. E chi ha salari medi potrebbe rimetterci

Franco Mostacci. Sorprese. Il blocco degli stipendi era incostituzionale. Ma dopo la sentenza arriveranno pochi spiccioli. E chi ha salari medi ci rimette: perderà gli 80 euro del bonus di Renzi, L’ultimo contratto collettivo dei pubblici dipendenti è scaduto nel lontano 2009. Il rinnovo per il triennio 2010-2012 fu cancellato con il decreto legge 78 del 2010 (allora c’era il governo Berlusconi) e la norma piacque tanto ai governi che si sono succeduti, che hanno pensato bene di estenderla al 2013-2014 (governo Letta) e al 2015 (governo Renzi), per la parte economica.  

SU QUEST’ULTIMO PUNTO è intervenuta la Corte Costituzionale che, il 24 giugno scorso, ha dichiarato l’illegittimità sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza.

Prima di assumere qualsiasi decisione, il governo dovrà attendere il deposito della sentenza della Corte, che dovrebbe avvenire entro venti-trenta giorni ma potrebbe slittare anche a dopo le ferie estive. Diversi sono poi gli ostacoli normativi da superare, prima di riavviare la trattativa.   Prima di tutto il nodo dei comparti di contrattazione, che con il decreto legislativo 150/2009 (noto come “legge Brunetta”) non possono essere più di quattro. A deciderne la composizione, a meno che non intervengano novità con la legge delega di riforma della Pubblica amministrazione, sarà un accordo quadro tra Aran, l’agenzia che rappresenta il governo nelle trattative sui contratti, e organizzazioni sindacali. In pericolo i comparti di minori dimensioni, tra cui gli enti pubblici di ricerca, che sembrano essere destinati al sacrificio.  

Il secondo aspetto riguarda la copertura finanziaria che va prevista nella legge di Stabilità. Per il 2015, qualora ce ne fosse bisogno, il ministero dell’Economia potrebbe intervenire con una manovra di assestamento di bilancio, ma per il biennio 2016-2018 se ne dovranno occupare prima la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza prevista per settembre e, poi, la manovra di bilancio di fine anno. Questa uscita aggiuntiva,a meno che non sia compensata da entrate fiscali di pari importo, crea un problema ai conti pubblici impegnati in uno sforzo di rientro nei parametri concordati in sede europea su deficit e debito.   IL COSTO NETTO del rinnovo del contratto del pubblico impiego è, comunque, assai modesto. Considerando che le retribuzioni lorde nel 2014 erano 114,3 miliardi di euro, un’aliquota marginale di tassazione mediamente al 30 per cento e le percentuali di adeguamento di 0,6 per cento per il 2015, 1,1 per cento per il 2016, 1,3 per cento per il 2017 e 1,5 per cento per il 2018 definite dalla variazione dell’indice dei prezzi al consumo armonizzati al netto dei prodotti energetici importati,dalle casse dello Stato usciranno a regime (cioè nel 2018) poco più di 3,6 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i maggiori contributi sociali da versare all’Inps.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano di oggi

1 luglio 2015 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top