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Carne bovina infetta e marche contraffatte, 65 indagati e sequestri per 4 milioni dei Nas di Perugia in tutta Italia. Anche nel Veronese e nel Padovano

Commercio illecito di bovini infetti, con marchi contraffatti e certificati, falsi, di razza pregiata: 65 gli indagati per associazione a delinquere, 78 perquisizioni del Nas in tutta Italia, sequestri per oltre 4 milioni di euro. Oltre 300 carabinieri del Nas e dell’arma territoriale stanno eseguendo perquisizioni in tutta Italia, in 21 province e 12 regioni, Umbria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Lombardia, Abruzzo Marche Basilicata, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte. 

L’operazione è condotta nelle provincie di Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L’Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo

Guarda anche il servizio di Umbria 24 – Il video sul sito del Ministero della Salute

Sequestri per 4 milioni di euro, 65 indagati e sigilli a 4 aziende agricole. È il bilancio dell’operazione che dalle prime ore della mattina vede impegnati oltre 300 carabinieri dei Nas e dell’Arma territoriale, che stanno dando esecuzione in 21 province di 12 regioni a 78 decreti di perquisizione e sequestro emessi dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di soggetti ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla commercializzazione per la successiva macellazione di bovini infetti o con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata.

I provvedimenti, eseguiti in Umbria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Lombardia, Abruzzo, Marche, Basilicata, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte, sono stati emessi al termine di un’indagine che dal 2011 ha visto impegnati i carabinieri del Nas di Perugia coordinati dalla Procura umbra.

La prima fase dell’indagine ha portato alla scoperta di un traffico illecito di bovini colpiti da malattie infettive, alcune delle quali trasmissibili all’uomo. Gli animali, nati in aziende dell’Italia meridionale e insulare, venivano avviati alla macellazione grazie all’intermediazione di due aziende, una perugina e una aretina, nonché di allevatori e medici veterinari che riuscivano a fare eludere i controlli sanitari facendo apparire sani i bovini. Al termine di questa prima fase, all’inizio del 2013, sono state sequestrate 4 aziende agricole e 500 bovini vivi, che sono stati abbattuti e distrutti, per un valore commerciale di 2 milioni e mezzo di euro.

Nella seconda fase delle indagini, i militari hanno ricostruito la vasta organizzazione criminale in cui erano a vario titolo coinvolti 56 allevatori, 3 autotrasportatori e 6 medici veterinari delle Asl del Centro-Sud (Perugia, Arezzo, L’Aquila, Foggia, Potenza e Matera), dediti alla falsificazione di passaporti e marchi auricolari che permettevano di introdurre sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle certificate dai documenti. Sono in corso sequestri di allevamenti di bovini vivi per un valore stimato di circa 2 milioni di euro.

Cento i capi bovini sequestrati oggi nel corso delle perquisizioni in 12 regioni dal Nas di Perugia nell’ambito dell’operaizone “Lio” sulla commercializzazione della carne infetta o contraffatta. È stato reso noto nel corso della conferenza stampa tenuta a Perugia dal capitano Marco Vetrulli, che guida il Nucleo anti sofisticazione del capoluogo umbro. Sequestri, quelli odierni, che «non riguardano carni infette», ha sottolineato Vetrulli, ma «certificazioni non idonee». Anche nel caso dei 500 capi sequestrati nel 2011, in cui furono riscontrate carni infette (ad esempio da tubercolosi o brucellosi o blue tongue), inoltre, il ritiro avvenne prima della commercializzazione e nessun capo è giunto al consumatore. E, in ogni caso, ha spiegato ancora Vetrulli, il pericolo di trasmissione umana , teoricamente possibile, viene comunque abbattuto dalla cottura della carne. Ciò che è emerso con grande evidenza, invece, è il giro di contraffazione delle carni, con animali meticci fatti risultare chianina. In molti casi, è stato riferito, gli animali provenivano da Sardegna, Puglia, Lazio e Basilicata, ma venivano certificati come nati in Toscana o Umbria.

Il Sole 24 Ore – 10 giugno 2014 

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