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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Carne-pesce: addio verifiche dell’Asp, solo tre veterinari per tutta Palermo
    Notizie ed Approfondimenti

    Carne-pesce: addio verifiche dell’Asp, solo tre veterinari per tutta Palermo

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche31 Maggio 2013Nessun commento4 Minuti di lettura
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    La tracciabilità dovrebbe offrire tutte le garanzie. Ma le ispezioni a campione riservano sempre sorprese e l’Azienda sanitaria palermitana ha appena tre addetti ai controlli

    Appena tre veterinari dell’Asp per i controlli di tutta la città di Palermo. Ai quali si aggiungono trenta carabinieri dei Nas, che però si occupano anche delle province di Agrigento e Trapani. Ecco con quale “esercito” l’amministrazione pubblica affronta il mercato illegale della produzione e vendita degli alimenti, garantendo quindi una buona qualità ai cibi che arrivano sulle tavole dei palermitani. “Con questo organico fare controlli capillari è praticamente impossibile, ho chiesto del personale e per tutta risposta la vecchia direzione ha trasferito un veterinario in amministrazione”, dice Paolo Giambruno, responsabile del servizio veterinario dell’Asp.

    È sconfortato, Giambruno, di fronte all’emergenza tonno rosso che, come dice lui stesso, è “soltanto la punta dell’iceberg”. Un iceberg fatto di alimenti prodotti spesso al di fuori di qualsiasi regola e venduti in qualsiasi maniera, più o meno legale, nei negozi del centro o nei banchetti improvvisati in strada. Alla fine di fronte a questa giungla tutti, veterinari e produttori, concordano su un punto: “Gli unici che devono davvero fare i controlli prima di acquistare sono i consumatori, chiedendo sempre le certificazioni di qualitàe la tracciabilità dei prodotti, e denunciando eventuali irregolarità “, dicono il presidente e il direttore della Coldiretti regionale, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. In sintesi, il consumatore deve fare da se. Ma sulla carta come funziona il sistema dei controlli? Che risultati danno alcune verifiche fatte sul campo? E, soprattutto, cosa deve fare il cittadino per difendere la propria salute?

    Da dieci anni a questa parte le norme che regolano il sistema dei controlli sono state rivoluzionate, riducendo il compito che spetta agli ispettori sanitari e responsabilizzando produttori e commercianti con il sistema dell’autocertificazione. Alla parte pubblica spetta il compito di fare analisi a campione nei macelli, nei mercati all’ingrosso e dai rivenditori. La parte sulla qualità dei cibi spetta soltanto all’Asp e ai Nas, mentre la tracciabilità e come gli alimenti vengono prodotti riguarda invece qualsiasi nucleo di polizia, dai vigili urbani alla forestale, passando per la capitaneria di porto. Ma alla fine manca un organismo che coordini tutte queste attività. Sulla carta dovrebbe essere la Regione a dover fare un minimo di coordinamento, anche tramite l’Istituto zooprofilattico. Invece non fa nulla, e lo stesso Istituto raramente coordina controlli. E quando li organizza insieme ai Nas o ai veterinari dell’Asp, grazie alla buona volontà di qualche direttore sanitario, allora si scopre che a Messina il trenta per cento delle aziende che dovevano avere sulla carta capi in regola hanno invece animali affetti da brucellosi o tubercolosi, o che in un’azienda di Catania sedici capi su trenta capi erano ammalati. Insomma, quando i controlli si fanno, le sorprese non mancano.

    Ma i numeri sono sconfortanti: su 26 mila aziende che producono alimenti, soltanto 480 sono state controllate lo scorso anno. Appena l’1,8 per cento. Dati del ministero della Salute.

    Ogni consumatore ha comunque il diritto di chiedere al proprio rivenditore il libro mastro con la tracciabilità del prodotto che intende acquistare: dove è stato allevato, da chi è stato macellato o confezionato e in quale mercato all’ingrosso è stato acquistato. Peccato però che le norme europee prevedano soltanto per alcuni alimenti l’obbligatorietà della tracciabilità: ad esempio attualmente non è previsto l’obbligo d’indicare l’origine per pasta, carne di maiale e salumi, carne di coniglio e cavallo, frutta e verdura trasformata, derivati del pomodoro diversi dalla passata, formaggi, cereali, carne di pecora e latte a lunga conservazione. Se non è prevista la tracciabilità, di fronte a questi prodotti cosa può fare il consumatore? Nulla, soltanto fidarsi del proprio commerciante .

    Repubblica – 31 maggio 2013

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