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Carne equina, Olanda chiede ritiro 50mila tonnellate «sospette»

L’autorità alimentare olandese ha chiesto a centinaia di imprese in tutt’Europa rifornite dalla Selten, un gigante della produzione e distribuzione all’ingrosso, di controllare partite di carne di manzo per un totale di 50mila tonnellate, dato che si sospetta possano contenere carne di cavallo.

L’organo di controllo dei Paesi Bassi ha mandato lettere a 130 imprese olandesi chiedendo di «ritirare la carne dal mercato come misura di precauzione», e di «verificare tutti i prodotti». Secondo l’organizzazione, potrebbero essere coinvolte circa 370 altre imprese in tutta Europa.

Coldiretti: controlli subito

Si allarga lo scandalo della carne non identificata e la Coldiretti chiede «di avviare da subito» i controlli sulle importazioni di carne bovina dall’Olanda, che ha esportato in Italia ben 65mila tonnellate di carne bovina fresca, refrigerata o congelata nel 2012.

La decisione dell’autorità arriva dopo l’allarme della Bbc sulla presenza di carne non identificata in cibi da asporto e soprattutto dopo – sottolinea Coldiretti – le voci, non ancora confermate, sull’uso di carne di cane e gatto morti proveniente dalla Spagna e rivenduta in Olanda e forse usata, oltre che per la preparazione di prodotti per l’alimentazione animale, anche per la preparazione di piatti a base di carne macinata come polpette.

«Una escalation che dimostra – sottolinea la Coldiretti – quanto siano insufficienti le misure prese dall’Unione Europea per fronteggiare uno scandalo senza precedenti che ha evidenziato la presenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo allôaltro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti che favoriscono il verificarsi di frodi ed inganni, a danno delle imprese e dei consumatori».«Per evitare il ripetersi in futuro di tali emergenze e dipanare ogni dubbio sulle effettive caratteristiche del cibo che si porta a tavola, occorrono – conclude la Coldiretti – interventi strutturali come l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta per farla conoscere ai consumatori e scoraggiare il proliferare di passaggi che favoriscono le truffe».

Il Sole 24 Ore – 11 aprile 2013

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