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Carni bianche, il caro mangimi costa 800 milioni in un anno. Nel settore avicolo l’alimentazione rappresenta il 60% dei costi 

Una penalizzazione significativa e che sta rischiando anche di compromettere un quinquennio di continua e rilevante crescita con la prima battuta d’arresto nei consumi registrata nel primo trimestre del 2022. E’ quanto è emerso nei giorni scorsi a Roma all’assemblea di Unaitalia, l’associazione delle industrie delle carni avicole e delle uova.

D’altro canto – va sottolineato – i costi relativi ai mangimi rappresentano il 60% dei costi di produzione e i relativi prezzi sono cresciuti ancora del 33% nel primo trimestre del 2022. Una dinamica che rischia adesso di mettere in crisi il percorso di crescita messo a segno dal settore negli ultimi cinque anni.

Nel periodo 2017-21 infatti – hanno spiegato a Unaitalia – le carni avicole hanno registrato un aumento degli acquisti del 9% in quantità e del 19% in valore. Ma nel primo trimestre 2022, in risposta all’incremento dei prezzi medi, la domanda al consumo mostra i primi segni di contrazione (-11% a volume sul I trimestre 2021). Tuttavia, e nonostante queste prime difficoltà, la carne di pollo – hanno aggiunto a Unaitalia – è rimasta nel 2021 di gran lunga la carne più consumata dagli italiani: il 72% la mangia almeno una volta alla settimana, seguita a lunga distanza da manzo (54%), maiale (50%), vitello (46%). In media il pollo è consumato quasi 2 volte a settimana (dati Doxa 2021).

«Sui prezzi delle materie prime – ha spiegato il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini – dobbiamo però essere chiari: oltre che ad aumenti derivanti dal conflitto Russia-Ucraina, dalla corsa all’approvvigionamento preventivo da parte della Cina ed alle difficoltà di produzione legate ai cambiamenti climatici, siamo di fronte a dinamiche speculative, in atto da quasi 2 anni, che devono essere fermate. I dati forniti dal CFTC Usa dimostrano infatti come i rincari su grano, mais e soia siano anche legati all’ingresso, da metà 2020, di investitori ’non commerciali’ nel mercato delle materie prime. Da allora i prezzi sono arrivati ai massimi storici, con valori raddoppiati rispetto alle medie del 2015-2020».

Con 6mila allevamenti professionali e 64mila addetti (38.500 nella fase di allevamento e 25.500 addetti alla trasformazione), il settore avicolo made in Italy nel 2021 ha prodotto 1.374.000 tonnellate di carne (-1,14% sul 2020), alle quali vanno aggiunti 12,1 miliardi di uova prodotte.

Complessivamente il settore vale 5,9 miliardi di euro (4.830 milioni per le carni e 1.070 milioni per le uova). In ripresa l’export delle carni (+8,3%), soprattutto il pollo, che ha raggiunto quota 131mila tonnellate (+12,2%).

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