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Caro-ticket in sanità: in tre anni +25% a carico dei cittadini. Nel 2013 pagati quasi 3 miliardi. Veneti tra i più tartassati

ticket filaPiove sul bagnato. La crisi prosciuga i redditi degli italiani e ci si mettono pure i ticket sanitari: dal 2010 al 2013 il peso di questa voce è cresciuto del 25% a 2 miliardi e 900 milioni, cioè 700 milioni in più. Lo dice una fonte certa, cioè un rapporto della Corte dei Conti.  La questione ha due risvolti: il maggiore costo e la rinuncia di molti cittadini a curarsi per l’assoluta necessità di risparmiare, fenomeno già denunciato dall’Osservatorio Civico sul federalismo in Sanità. Con l’arrivo del superticket sulla specialistica e la diagnostica nel 2011, gli italiani si sono trovati a pagare un fisso extra di 10 euro. Ulteriori problemi hanno creato le differenti scelte regionali nell’applicazione: c’è chi ha preteso 10 euro subito e senza modifiche, chi non lo ha fatto per niente, chi invece ha modulato il pagamento in base al reddito e chi in base al tipo di prestazione. Così al gravame si è aggiunta l’iniquità.

Uno studio di Agenas, nell’ambito del progetto Remolet (Rete di monitoraggio dei livelli essenziali tempestiva), mostra una diminuzione dell’8,5% delle prestazioni erogate a carico del Servizio sanitario nazionale. Nella fascia di popolazione che non ha esenzioni né per reddito né per le patologie (che corrisponde alla metà circa di coloro che fanno ricorso alle prestazioni specialistiche) il dato raggiunge addirittura il 17,2%.

La Corte dei Conti suggerisce alcune misure: maggiore tutela dei nuclei familiari, nuovi indicatori per le esenzioni e tetti di spesa oltre i quali le prestazioni siano gratuite per gli esenti per patologia. Fra le ipotesi figurano una maggiore equità attraverso la differenziazione dei livelli di contribuzione, nuovi ticket sulle prestazioni che più rischiano di risultare inappropriate (ad esempio il pronto soccorso) e ticket sui farmaci differenziati per situazione economica.

Tavolo tecnico per una maggiore equità

La stessa Corte dei Conti indica la necessità di intervenire sul sistema. Il governo e le Regioni, al lavoro per la stesura del Patto per la Salute previsto per fine mese, hanno deciso di «ritoccare» lo schema di compartecipazione alla spesa in vigore. Allo studio dei tavoli tecnici ci sono novità su indicatori reddituali, tetti di spesa e nuovi criteri di esenzioni. L’obiettivo è quello di ottenere un meccanismo con più equità e più attenzione ai nuclei familiari colpiti dalla crisi.

Ticket troppo caro: esami e visite in calo

Nello scorso ottobre era stato invece evidenziato come al Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva fossero arrivare segnalazioni su un calo del 9% di esami e visite dopo l’introduzione della cosiddetta “compartecipazione” alla spesa sanitaria: i cittadini non esenti semplicemente hanno rinviato gli esami, oppure rinunciato agli stessi, perché troppo onerosi. L’aumento della tassa sui ticket regionali, circa 10 euro, è stata introdotta nel luglio 2011 e ha riguardato oltre 15 milioni di italiani, quelli senza esenzioni per età, malattie, reddito.

Il governo cerca di tenere sotto controllo la spesa sanitaria, ma nel corso degli anni crescono gli importi che i cittadini devono sborsare di tasca propria sotto forma di compartecipazione, ovvero di ticket, che siano su farmaci, su diagnostica e specialistica o sul pronto soccorso.

In realtà il ticket era nato con l’idea di essere un calmieratore delle prestazioni. Oggi, invece, è diventata una fonte di finanziamento imprescindibile, visto che vale quasi il 3% del fondo sanitario. Dai numeri del 2013 sono i cittadini della Lombardia ad aver messo mano di più al portafoglio (490 milioni), seguiti dai veneti con 319. Terzi e quarti i residenti di Lazio (281 milioni) e Campania (238 milioni).

LE NOVITÀ IN ARRIVO

Ma, il sistema, tra l’altro fortemente diversificato a livello regionale, sembra essere arrivato ad un binario morto (rispetto al 2012 i ricavi sono cresciuti dello 0,1%). Con l’inasprimento delle compartecipazioni le persone o rinunciano a curarsi o preferiscono rivolgersi al privato, che offre costi ormai simili e garantisce tempi d’attesa più brevi. Regioni e Governo nel prossimo Patto per la Salute hanno annunciato (senza entrare nei dettagli) che il sistema sarà «ritoccato». E la stessa Corte dei conti nel suo ultimo report ha «suggerito» alcune misure (maggiore tutela nuclei familiari, nuovi indicatori per esenzioni e tetti di spesa oltre i quali le prestazioni sono gratuite per gli esenti per patologia) e ricordato le modifiche allo studio.

Le ipotesi prevedono un aumento delle prestazioni sottoposte a ticket (la Corte scrive 30% ma precisa che decisioni spettano a Governo e Regioni); una maggiore equità attraverso la differenziazione dei livelli di contribuzione; nuovi ticket su prestazioni più a rischio di inappropriatezza (ad esempio ricovero diurni e ordinari o pronto soccorso), e su alcune tipologie di assistenza territoriale e farmaceutica. Anche per i ticket sui farmaci in ballo misure che prevedono il ricorso a compartecipazioni crescenti al crescere della tariffa (ma con un tetto massimo per ricetta) o differenziate per situazione economica. Allo studio anche l’introduzione di un tetto annuale massimo differenziato per situazione economica.

Per la specialistica, si pensa all’abolizione del superticket da 10 euro. Tra le ipotesi anche una revisione dei criteri di accorpamento delle prestazioni per ricetta, rideterminazione del tetto massimo e importi differenziati per situazione economica e per età dell’assistito. Per gli esenti per patologia, una regressione della percentuale di partecipazione su specifiche prestazioni o tetti massimi annuali differenziati per situazione economica. Quale di queste strade sarà presa è ancora ignoto.

Sarà solo il nuovo Patto per la salute, la cui firma è prevista per fine mese, a svelare qualità e quantità dell’intervento e a sciogliere la riserva sulla trattativa ‘segretà portata avanti da Regioni e Governo nell’ultimo anno.

Il Corriere, La Stampa, Il Messaggero – 9 giugno 2014 

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