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Casaleggio agli imprenditori: «Lo Stato costa troppo. Tagliamo dipendenti»

Giacca, cravatta e capelli sciolti, del Colle parla solo per dire che costa troppo. Messi fuori i giornalisti dalla sala, Casaleggio spiega che «dovremo tagliare».

Alla fine, quando proprio tutti hanno portato al microfono le storie della dura vita del piccolo imprenditore, Gianroberto Casaleggio deve alzare le braccia: «Anche io ho la mia piccola azienda. Sono uno di voi. Solo che da un po’ di tempo non ho vita privata e ho finito per giocarmi anche la reputazione a causa delle falsità scritte dai giornali su di me. Capisco le vostre richieste: gli apicoltori e i piccoli produttori distrutti dai supermercati. Siamo sulla vostra stessa lunghezza d’onda. Ma, per favore, non chiedeteci i miracoli: non abbiamo poteri soprannaturali».

Mentre fuori dalla sala impazza il toto-Presidente, nell’incontro con gli industriali alla Galleria d’arte Moderna di Torino, Casaleggio affronta l’argomento solo indirettamente. Giacca, cravatta e capelli sciolti, del Colle parla solo per dire che costa troppo. Messi fuori i giornalisti dalla sala, Casaleggio spiega che «dovremo tagliare». Sotto la scure finiscono le spese del Colle perché «l’Eliseo costa tre volte il Quirinale e non si può certo dire che i francesi non ci tengano al loro presidente». Nonostante la grandeur, il Colle ha costi fuori mercato. Non sono gli unici da segare via. «Voi sapete quante sono le auto blu?». Gli imprenditori in sala (147 per la precisione, più quattro cronisti infiltrati)) tacciono. Casaleggio spiega: «Sono 7 mila. Ma non sono l’unico costo da tagliare». Il vero spreco si annida infatti «nelle 59 mila auto grigie. Chi sa che cosa sono le auto grigie?». Si alzano cinque mani. «Le auto grigie sono quelle senza autista. Un costo che si può eliminare. Si risparmiano così 800 milioni. Dal calcolo abbiamo tolto le auto delle forze dell’ordine ». Ma nel calcolo sono comprese le auto dei messi comunali e delle guardie mediche? Non si sa.

Perché la scure? Certamente per eliminare gli sprechi: «A parità di dimensione, la spesa pubblica italiana è superiore di 20 miliardi a quella degli altri paesi europei ». Venti miliardi. Non una cifra casuale: «Sapete qual è il gettito complessivo dell’Irap? Esattamente venti miliardi». Ergo, spiega Casaleggio, niente sprechi, niente Irap. Naturalmente per raggiungere l’obiettivo non basta rottamare le auto blu e grigie: «Bisogna anche abolire i Comuni sotto i 5.000 abitanti e le Provincie». Applausi. Fino a quando il signor Flavio Bonifacio, «titolare di una piccola azienda nel campo della ricerca» va al microfono e chiede: «Nei Comuni e nelle Provincie c’è gente che lavora. Se abolite quegli enti, che fine fanno i dipendenti? Io vi ho votati alle ultime elezioni. Ma adesso quei voti vi chiederei di usarli». «Ecco sì», incalza un altro dalla platea: «Perché non fate sapere alla gente quel che state facendo? Oggi tutti pensano che lo stallo della politica sia colpa vostra».

Casaleggio ha il suo bel da fare a rispondere a questi interrogativi: «Lo Stato mantiene 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti della Pubblica amministrazione. In tutto, 23 milioni di persone. Fino a quando saremo in grado di garantirli?». Ecco dunque la proposta di «tagliare le pensioni al di sopra dei 5.000 euro lordi mensili». Quanto allo stallo della politica, l’unica ricetta è «far funzionare da subito le commissioni parlamentari». Altrimenti, «se aspetta il nuovo governo, il Parlamento potrà cominciare a lavorare solo a settembre». Perché tenere fuori i giornalisti dalla sala? Perché non comunicare attraverso tv e giornali? «Perché le 7 tv principali sono in mano ai partiti. E i tre giornali principali sono della Fiat, delle banche o vicini al Pd». Per questo, spiega Arturo Artom che con il nework Confapri organizza la manifestazione, «l’incontro di oggi è a porte chiuse. Perché magari ci sono argomenti che non volete discutere alla presenza dei giornalisti che sono oltre quella porta».

Riservatezza imprenditoriale. E si capisce. Altrimenti chissà che cosa succederebbe se i giornali potessero assistere alle invettive della signora che dalla platea incalza Casaleggio: «Perché non ci portate a Roma con voi? Veniamo a darvi una mano. La polizia non ci fa entrare in Parlamento? Ma noi veniamo lo stesso e li prendiamo tutti a sassate… naturalmente in senso metaforico. Io sono per la non violenza. Sassate metaforiche per evitare che noi commercianti moriamo di tasse».

Repubblica – 16 aprile 2013  

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