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Caso Capua, ecco il piano «B» dell’Istituto Zooprofilattico

In attesa che i tre milioni di euro promessi dal ministero della Salute giungano a destinazione, il cda dello Zooprofilattico ha in serbo il piano B: due milioni di autofinanziamento per convertire in laboratori 1400 metri quadri di spazi

Ha dimostrato che non scherza. Vuole il team di Ilaria Capua nella Torre della Ricerca. Il governatore Luca Zaia ha rotto gli indugi staccando un assegno da un milione di euro a mo’ di anticipo per il trasloco della virologa nell’istituto della Città della Speranza. Ma all’azione di Zaia questa volta ha fatto seguito la reazione dello Zooprofilattico: l’istituto di Legnaro ha rotto il silenzio, annunciando non solo di volersi tener stretta Ilaria Capua, ma che ne potenzierà l’attività. Come? In attesa che i tre milioni di euro promessi dal ministero della Salute giungano a destinazione, il cda dello Zooprofilattico ha in serbo il piano B: due milioni di autofinanziamento per convertire in laboratori 1400 metri quadri di spazi (ora adibiti ad uffici) all’interno della struttura di Legnaro. Ieri il consiglio di amministrazione dell’ente pubblico ha sottoscritto un documento con cui mette nero su bianco i propri piani: «È intenzione del cda rafforzare le iniziative di Ilaria Capua e degli altri ricercatori dell’Istituto, nella convinzione che solo attraverso una corretta pianificazione basata su elementi di certezza e concretezza, di legittimità giuridico-amministrativa e con reali sinergie scientifiche per argomenti e competenze si possono conseguire risultati utili al progresso scientifico, economico, culturale e sociale del nostro Paese». Il consiglio, presieduto da Giuseppe Dalla Pozza, tra le righe le manda a dire allo stesso Zaia. Il governatore sperava di poter pagare i due piani della Torre (1500 metri quadrati nuovi di zecca) con il finanziamento “dedicato” del ministero a Capua, tre milioni. Per il cda dello Zooprofilattico l’operazione però rappresenterebbe una pericolosa acrobazia amministrativa: «vietato cambiare destinazione di un finanziamento pubblico in corso d’opera». Perplessità anche sull’osmosi della ricerca: il cda, in altre parole, si chiede che ci azzecchino i veterinari con i pediatri. Nel documento lo Zooprofilattico scrive poi che non ci sta a far la figura di chi vuol far scappare la virologa, tra le ricercatrici più scientificamente corteggiate d’Europa: «Particolare attenzione è stata riservata anche alla valorizzazione delle individualità, come nel caso di Ilaria Capua, che ha sempre avuto dalla sua parte l’Istituto, il quale ha adottato in questi anni strategie per darle un’adeguata collocazione dirigenziale e un continuo potenziamento di attrezzature, di strumentazioni e di strutture. Ciò ha fornito la base per ottenere importanti finanziamenti anche dal settore privato». (fabiana pesci)

La virologa Ilaria Capua crede ancora nel progetto di trasferimento del suo team alla Torre della Ricerca della Città della speranza, ma è dispiaciuta perchè «il buon nome dell’Istituto Zooprofilattico sta soffrendo della querelle». La ricercatrice lo ha detto a margine del convegno sulla crescita economica e la diversità di genere «Tempo di donne», ieri a Venezia. «Questo progetto era condiviso nel 2011, ma a un certo punto qualcuno ha cambiato idea – ha spiegato Capua – Io sono uno scienziato: se ci credevo allora non ho cambiato idea adesso». La ricercatrice si è detta «orgogliosa» di far parte dello Zooprofilattico: «orgogliosa di quello che faccio e di ciò che fa l’istituto», ha sottolineato, «ma c’è una volontà politica e c’è una resistenza amministrativa».

Il Mattino di Padova – 24 novembre 2012

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