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Cassa integrazione, ancora emergenza. La Cgil: persi 2,4 miliardi di stipendi. Bonanni a Camusso: nessun autunno caldo

A giugno il tasso di disoccupazione era al 12,3 per cento; per quanto riguarda i giovani, ha toccato il record del 43,7 per cento. Al ministero dello Sviluppo economico sono attivi circa 150 tavoli di crisi aziendali che coinvolgono oltre 140mila lavoratori

L’emergenza lavoro resta particolarmente alta, con il livello della disoccupazione che ha raggiunto i massimi storici (12,3%), e per i giovani ha toccato il picco del 43,7%, mentre al Mise sono attivi circa 150 tavoli di crisi aziendali che coinvolgono oltre 140mila lavoratori di stabilimenti storici, come quello di Termini Imerese, o la Lucchini di Piombino e di Trieste, l’Ast di Terni, o gli impianti sardi di Alcoa, Euroallumina e del Sulcis.

Il ricorso agli ammortizzatori sociali rimane elevato, dal 2009 si viaggia su una media di 80 milioni di ore autorizzate al mese, quest’anno nei primi sette mesi si sono già raggiunti 642 milioni di ore, e per oltre la metà si tratta di cassa integrazione straordinaria. Secondo i calcoli dell’Osservatorio della Cgil equivalgono a 528mila lavoratori posti in Cig a zero ore (di cui 294mila in cassa straordinaria e 100mila in cassa in deroga), con una perdita complessiva dei redditi pari a 2,4 miliardi di euro, ovvero quasi 4.600 euro netti in meno in busta paga per ciascuno.

Quella della Cgil ovviamente è solo una stima, elaborata trasformando le ore di Cig autorizzate in altrettanti lavoratori posti nelle 30 settimane tra gennaio e luglio completamente fuori dall’attività lavorativa; se invece si ipotizzasse un ricorso medio alla Cig per metà del tempo lavorabile globale, ovvero per 15 settimane, salirebbe addirittura ad 1 milione il numero di lavoratori coinvolti da cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga. «Anche per quest’anno ci prepariamo a superare la soglia di un miliardo di ore – commenta Serena Sorrentino (Cgil)– è un segnale inequivocabile di una crisi strutturale, come emerge chiaramente dall’andamento della cassa straordinaria».

Il governo è corso ai ripari e all’inizio di agosto ha rifinanziato gli ammortizzatori in deroga (sostenuti dalla fiscalità generale) che nel 2014 potranno contare su una dote di 1 miliardo e 720 milioni di euro, per chiudere definitivamente con il pregresso 2013, sbloccando 400 milioni per il 2014, una vera boccata d’ossigeno per migliaia di lavoratori che in alcune regioni attendevano da gennaio il pagamento del sussidio. Tuttavia sull’onda dell’emergenza buona parte del finanziamento assegnato dal governo per le politiche passive è arrivato dirottando le (poche) risorse destinate alle politiche attive, come i 92 milioni dei fondi interprofessionali da impiegare per la formazione continua, oltreché dal bonus del governo Letta per favorire l’assunzione stabile dei giovani under 29.

Insieme ai finanziamenti è arrivato il decreto interministeriale Lavoro-Economia con i nuovi e più stringenti criteri di concessione degli ammortizzatori in deroga, con la limitazione dell’utilizzo della cassa in deroga ad 11 mesi per il 2014, limite che scende a 5 mesi per il 2015. Questa riduzione della durata dei sussidi, sommata all’aumento dell’anzianità lavorativa per poter accedere agli ammortizzatori in deroga, è visto con forte preoccupazione dai sindacati, considerando che secondo le previsioni gli effetti della crisi continueranno a farsi sentire anche il prossimo anno: «Si rischia di creare forti tensioni sociali con la drastica riduzione delle durate – afferma Guglielmo Loy (Uil)–. In particolare per la mobilità in deroga, soprattutto nel Mezzogiorno per circa 80mila persone non esistono alternative occupazionali».

In questo clima la leader della Cgil, Susanna Camusso, ha parlato di «autunno caldo», con un occhio rivolto anche ai dipendenti pubblici che dal 2010 hanno il contratto congelato. Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ha preso le distanze: «Io non sono per un autunno caldo fatto di scioperi – ha detto – sono per un autunno caldo fatto di informazione costante nei confronti dei cittadini e proteste di sabato e di sera. Però il premier farebbe bene a non ironizzare, perché la situazione è molto grave».

La situazione è grave, ma sul versante lavoro le misure del governo sono tutte contenute nel ddl Jobs act che è all’esame della commissione Lavoro del Senato, contenente cinque deleghe che spaziano dalla riforma degli ammortizzatori sociali, delle politiche attive, alla semplificazione delle procedure nei rapporti di lavoro, al riordino dei contratti, alle tutele per la maternità.

Tuttavia, considerando che il ddl difficilmente vedrà la luce prima della fine dell’anno e che l’esercizio di ciascuna delle cinque deleghe dovrà avvenire entro i successivi sei mesi, le nuove misure non saranno operative prima del periodo compreso tra la primavera e l’inizio dell’estate 2015. Un orizzonte piuttosto lungo considerando che la crisi, nel frattempo, minaccia di non allentare la presa.

Il Sole 24 Ore – 23 agosto 2014 

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