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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Cassazione. Tiro al bersaglio con la carabina contro i gatti della vicina: gioco crudele, uomo condannato
    Notizie ed Approfondimenti

    Cassazione. Tiro al bersaglio con la carabina contro i gatti della vicina: gioco crudele, uomo condannato

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche10 Febbraio 2014Nessun commento2 Minuti di lettura
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    Confermata la sanzione: 7mila euro di ammenda. Nessun dubbio sulla condotta tenuta dall’uomo, che, in più occasioni, ha preso di mira i gatti presenti nel giardino della vicina di casa. Assolutamente impensabile valutare il fattaccio come una reazione spropositata al presunto fastidio provocato dagli animali (Cassazione, sentenza 44422/13).

    Il caso

    Tiro al bersaglio, con carabina ad aria compressa: nel mirino alcuni gatti, presenti nel giardino di una vicina di casa. Folle, insana, macabra goliardia? Assolutamente no. Perché è lecito parlare di condotta penalmente rilevante. Consequenziale è la condanna per il reato di “maltrattamento di animali”. Netta la linea di pensiero già seguita dai giudici del Tribunale: l’uomo, finito sotto accusa per «l’esplosione di alcuni colpi di arma, ad aria compressa, nei confronti di gatti stazionanti nel giardino di una vicina», viene condannato alla «pena di 7mila euro di ammenda». A lui, difatti, viene addebitato il reato di «maltrattamenti di animali». E sarebbe potuta anche andar peggio, soprattutto tenendo presente che la folle condotta ha provocato «la morte di un animale»… Nonostante ciò, però, l’uomo sceglie comunque di proporre ricorso in Cassazione, sostenendo, nella propria difesa, da un lato che egli ha utilizzato la «carabina esclusivamente per effettuare tiri verso un bersaglio posto nel proprio giardino», e dall’altro che l’episodio ‘incriminato’ è da valutare come «una reazione a una situazione di fastidio», provocato dai gatti della vicina di casa. Questa visione, però, viene ritenuta assolutamente non fondata. Ciò che emerge davvero, secondo i giudici della Cassazione – che condividono così la pronunzia del Tribunale –, è la «ripetizione di condotte aggressive» da parte dell’uomo, condotte abituali che «hanno, in ultimo, condotto alla morte di un animale». Da escludere categoricamente, quindi, la «occasionalità» dell’episodio contestato all’uomo. Ciò conduce, inevitabilmente, a considerare acclarato il delitto di «maltrattamenti» nei confronti dei poveri gatti presenti nel giardino della vicina di casa.

    Fonte: www.dirittoegiustizia.it – 10 febbraio 2014 

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