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Cazzano di Tramigna. Aviaria in allevamento, saranno abbattuti altri 34mila tacchini. Misure drastiche per evitare l’espansione dell’infezione

II focolaio di influenza aviaria, la cui presenza è stata confermata mercoledì in un allevamento di tacchini da carne di Cazzano di Tramigna, è già da ieri all’origine di stringenti misure di prevenzione alla diffusione del virus, dettate dalla Regione. Proprio per far sì che la malattia non possa trasferirsi ad altre aziende di allevamento, infatti, è stato da subito vietato l’accasamento di pennuti in tutta l’area del Veronese e del Vicentino, posta a sud dell’autostrada Milano-Venezia, e in vari comuni dell’Est veronese, posti sopra l’arteria. Inoltre, sono state stabilite zone di attenzione e di sorveglianza, con misure stringenti di controllo, nell’area che circonda l’allevamento di Cazzano e sono state stabilite ulteriori verifiche specifiche per quanto riguarda la presenza del virus in tutto il territorio regionale. D’altronde, il contagio è stato scoperto nella parte settentrionale di un’area in cui gli allevamenti avicoli sono presenti in notevole concentrazione. Nella parte meridionale della nostra provincia, infatti, c’è l’area di allevamento probabilmente più importante d’Italia. Se i quasi 16 mila tacchini presenti nell’allevamento contagiato sono già stati oggetto di un’ordinanza di abbattimento, firmata dal sindaco Maria Luisa Contri, alla quale dovrebbe essere data esecuzione fra oggi pomeriggio e domani mattina, è previsto anche che ne vengano uccisi, in via preventiva, almeno altri 34mila, cioè tutti gli avicoli che si trovano in due allevamenti vicini.  Aziende in cui il virus attualmente non c’è, ma che potrebbero essere facilmente contagiate. «Anche se ancora non sono state completate le analisi che permetteranno di ricostruirne le caratteristiche, già sappiamo che abbiamo a che fare con un virus ad alta patogenicità, H5N8 del tipo di quelli scoperti nel Nord Italia in questi mesi», spiega il dirigente del servizio veterinario dell’Ulss 9 Fabrizio Cestaro. «È probabile, anche se non accertato, che a portarlo in allevamento siano stati dei volatili selvatici», continua il responsabile, «per cui la raccomandazione è quella di attuare negli allevamenti tutte le misure di biosicurezza e di evitare il contatto con animali provenienti dall’esterno, tenendo i pennuti in strutture chiuse e proteggendo le mangiatoie».

L’Arena – 31 marzo 2017

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