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C’è più latte nel mondo. Prezzi soffrono. Previsioni incerte

Presentato a Bruxelles un documento sull’evoluzione del comparto lattiero caseario. Molti numeri, ma solo previsioni incerte

Aprile 2015. Una data che da tempo gli allevatori di vacche da latte hanno segnato sul loro calendario. Scadrà allora, infatti, il regime delle quote latte e tutti saranno liberi di produrre quanto vogliono senza incorrere nelle sanzioni della Ue. Una data attesa con impazienza da alcuni e vissuta con preoccupazione da altri. Perché aprire i “rubinetti” del latte di Germania, Francia, Olanda e degli altri forti produttori europei, potrebbe tradursi in un tracollo del mercato. Per questo a Bruxelles da tempo si va studiando un “atterraggio morbido” al dopo quote latte e in questa direzione dovrebbe andare il “pacchetto latte”. Che in molti, però, giudicano insufficiente. Non a caso nei giorni scorsi gli allevatori aderenti a Copagri hanno manifestato sotto alle finestre di palazzo Berlaymont per lamentare le difficoltà della attuale situazione e le preoccupazioni per il futuro. Difficoltà delle quali gli europarlamentari sono consapevoli, tanto che il Commissario Dacian Ciolos ha presentato all’ultima riunione del Consiglio dei ministri agricoli, lunedì 16 luglio, un documento sulla situazione del comparto lattiero-caseario.

Più latte nel mondo

Le analisi a livello europeo mostrano anzitutto un aumento del 3% nella produzione di latte registrato nei primi quattro mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento registrato nella Ue si accompagna ad aumenti ancora più consistenti nelle aree del mondo a maggior vocazione lattiera, come Nuova Zelanda (+9,9%), Australia (+ 5,5%), Usa (+4,2%). Nel complesso la produzione mondiale di latte è prevista in aumento del 3% nel 2012. I prezzi del latte alla stalla hanno risentito solo in parte di questa maggior presenza di prodotto, fermandosi in maggio a 31,6 centesimi al litro, con una flessione contenuta al 5% rispetto al maggio del 2011.

I mercati “tengono”

I mercati sembrano dunque aver assorbito senza particolari problemi l’aumento di offerta, un segnale positivo, ma insufficiente per azzardare previsioni sebbene la tendenza che vi si può leggere è quella di un aumento dei prezzi dopo il picco produttivo dei primi mesi dell’anno. In giugno, segnala il documento della Commissione, il prezzo del latte in polvere scremato (Smp) è aumentato e così pure quello del burro e del Cheddar, formaggio al quale si fa riferimento per le analisi di mercato.

Si erodono i margini

Un elemento importante per la valutazione delle tendenze in atto è l’analisi dei margini di guadagno per gli allevamenti, che nei primi mesi del 2012 sono in flessione in conseguenza del calo dei prezzi del latte. Prezzo che però è del 30% più elevato rispetto al picco più basso raggiunto durante la crisi del maggio 2009. Un dato positivo che tuttavia si scontra con il crollo dei margini degli allevamenti che dal 2007 al 2009 sono precipitati del 45%. Ancora oggi i margini di guadagno sono inferiori del 7% rispetto a quelli raggiunti nel 2007, quando gli allevamenti hanno raggiunto il picco più alto di redditività. Colpa del progressivo aumentare dei costi di produzione che ha accompagnato la flessione del prezzo del latte.

Previsioni difficili

Questo, in sintesi, il quadro tracciato dal documento presentato al Consiglio dei ministri agricoli. Ma quali indicazioni trarne per il futuro? Stando alle analisi di Rabobank Groep NV, azienda olandese fornitrice di servizi finanziari, citata da Aia News del 13 luglio, per una ripresa del mercato lattiero caseario si dovrà attendere la primavera del 2013. Per i prossimi mesi, invece, l’aumento della produzione di latte che si registra in molte aree del mondo, come evidenziato anche dal documento presentato al Consiglio europeo, alimenta una tendenza ribassista. La spinta produttiva non dovrebbe però continuare nella seconda parte dell’anno, a causa del restringersi dei margini degli allevamenti. Se così sarà i prezzi potranno beneficiarne. Ma fare previsioni in un mercato così volatile come quello del latte, richiede doti divinatorie che raramente gli economisti possiedono…

 

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